‘The Museum of everything’ viaggia ed approda in Italia

C’era una volta a Londra un caseificio, poi trasformato in uno studio di registrazione e successivamente in quello che oggi tutti conosciamo come The Museum of everything. Il “museo di tutte le cose” ha una superficie considerevole di 1.000 mq circa ed ospita oltre 200 opere. La maggior parte dei capolavori presenti è stata realizzata da artisti inconsapevoli di esserlo. Protagonista è, infatti, la cosiddetta outsider art, un’arte che poco o nulla ha a che fare con la rigida ed ortodossa tradizione.

Come  infatti sostiene James Brett, fondatore e direttore del Museum of everything, “il 90% dei lavori qui esposti non è fatto per il mercato, è fatto perché doveva essere fatto. L’artista migliore fa arte perché questa deve essere fatta”. Brett ha la formazione da regista e dirige il particolare museo proprio come se fosse un film, puntando perciò maggiormente su inizio e fine dell’intera opera “sicché il percorso fisico dell’esposizione preleva il pubblico, lo conduce altrove e infine lo restituisce a se stesso”. E come una pellicola cinematografica, anche the museum si sposta ed approda in Italia per un viaggio tutto europeo.

Ad ospitare l’esposizione londinese per la prima volta è proprio il Belpaese, in particolare Torino, città che dal 2007 è entrata nel cuore e nella testa di Brett. Rapito, infatti, dal modo con il quale era stata curata la mostra Why Africa?, Brett ha puntato sull’Italia per questo grande progetto anche perché, a suo avviso, l’isola ha bisogno di staccarsi dai dettami rigidi della tradizione.

La rassegna è stata allestita nella Pinacoteca Agnelli e visitabile dal 31 marzo al 29 agosto 2010.

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