A Palazzo Vecchio ‘For the love of God’ di Damien Hirst

E’ trascorsa appena una settimana dall’inizio della mostra che vede in esposizione l’opera più provocatoria di Damien Hirst.

Il titolo “For the Love of God” è già delicato e il lavoro chiama in causa sensazioni e sentimenti contrastanti, ponendosi in un limbo tra genialità ed impostura.
La rassegna, che terminerà il 1˚ maggio 2011, è ospitata da Palazzo Vecchio di Firenze in una sala limitrofa allo studiolo di Francesco I, il capolavoro del manie­rismo fiorentino realizzato grazie alla collaborazione tra l’intellettuale Vincenzo Borghini e un team di artisti capeggiati da Giorgio Vasari.

Il lavoro sotto i riflettori è il calco di un teschio umano appartenuto a un giovane del ‘700.
Fin qui non sembrerebbe nulla di così strano se non fosse che la sagoma cranica è stata realizzata con il platino ed è stata costellata da ben 8.604 diamanti purissimi, raggiungendo la somma di 1.106,18 carati. Sulla fronte, poi, è stato montato un diamante rosa a forma di goccia.

Per produrre l’opera sono stati spesi 14 milioni di sterline. Dopo l’esposizione del 2007 alla galleria White Cube di Londra, il cantante  George Michael e il suo compagno Kenny Goss erano interessati all’acquisto per circa 50 milioni di sterline, prezzo che sarebbe stato il più alto mai pagato per un’opera di un artista vivente. Questa è l’anteprima italiana del capolavoro creato nel 2007 ed esposto finora soltanto in due momenti: al Rijksmuseum di Amsterdam e alla ‘White Cube’ di Londra, la galleria di Jay Jopling con la quale l’artista inglese collabora fin dagli esordi.

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