“Abbiamo amato tanto la rivoluzione”, l’arte può rivoluzionare il mondo?

«A me piace l’arte critica che contiene un pensiero», afferma Alfredo Jaar, artista, architetto, filmmaker, la sua è un’arte molto impegnata, politica, e non solo per ‘educazione’, egli infatti ha vissuto il periodo storico dell’arte della resistenza, ha avuto a che fare con la censura, ed in questo clima ha plasmato il suo esprimersi, fin dal primo momento “l’arte è stata politica”, ma soprattutto perchè «Il mio lavoro nasce dalla realtà che vedo, è il metodo che ho imparato dall’architettura. Non ho fatto un solo lavoro che sia nato dalla mia immaginazione. Per questo dico che tutta l’arte è sempre politica, una concezione del mondo non può essere neutrale», racconta il maestro cileno. Ma la politica non è ancora in grado di ‘cambiare il mondo’, mentre la cultura, l’arte, che opera nel territorio della libertà d’espressione, può potenzialmente essere capace di spronare la riflessione di ciascuno, da questa creare il ‘nuovo’, risolvere il ‘vecchio’, infine rivoluzionare il mondo.

Abbiamo amato tanto la rivoluzione” è il titolo esplicativo della personale di Alfredo Jaar in scena alla Fondazione Merz, Torino, fruibile fino al 2 febbraio 2014.

Nella sua arte Jaar utilizza i mezzi di volta in volta più adatti a rappresentare le sue visioni, video, immagini, luce, istallazioni multimediali, opere dunque di forte valenza estetica, non solo intellettuale, opere sia poetiche sia di pura informazione, interazioni perfette, dunque, che colpendo i ‘sensi’ fisici e mentali stimolano una riflessione totale.

La personale torinese di Jaar prende avvio da un‘istallazione di forte impatto, 150 tonnellate di frammenti di vetro e specchi ricoprono gran parte del pavimento dello spazio espositivo. E’ un’impressionante distesa di macerie ma dal senso simbolico, il visitatore, che sente scricchiolare sotto ai suoi piedi quel tappeto di schegge, cammina sul passato che ha infranto sogni e che non ha cambiato la realtà, ma il vetro è un materiale riciclabile, può avere un’altra vita, ed un’altra ancora.

Tante altre le opere che affiancano l’istallazione.

La mostra è a cura di Claudia Gioia.

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