Addio alla pittrice femminista Sylvia Sleigh

Dopo 94 anni si spegne la vita di una grande artista, considerata la pioniera della pittura femminista.
Sylvia Sleigh, all’anagrafe Sylvia Sleigh Alloway, è stata colta da un infarto nella sua residenza a Manhattan lunedì 24 ottobre, ma l’infausta notizia è stata data solo il 26 ottobre dalla gallerista Alice Judelson (proprietaria di I-20 Gallery di Manhattan nonché agente dell’artista) attraverso il ”New York Times”.

Sylvia e la sua produzione artistica sono divenute importanti negli anni per la funzione che si cela dietro i suoi lavori: il ribaltamento del classico nudo femminile (sulle orme dei grandi Ingres, Velazquez e Tiziano) e l’accento posto sul corpo maschile senza veli come oggetto di erotismo femminile.
La pittrice, nata nel Galles, si trasferì nel 1961 a New York poiché il marito Lawrence Alloway divenne curatore del Museo Solomon R. Guggenheim. Grande fu la produzione nell’arco temporale che va dal 1960 al 1975, durante il quale attacca maggiormente il mondo maschilista arrivando addirittura a riprodurre opere già note ma in versione ‘nudo maschile’, come nel caso de “Il bagno turco” di Ingres.

L’artista si avvaleva anche delle pose di alcuni amici artisti, galleristi e critici che frequentava solitamente in privato con il marito. Fanno parte di questa cerchia, per esempio, Donald Kuspit e la coppia Nancy Spero e Leon Golub. Le opere nel loro intero complesso sono intense di significato. Non è un caso, infatti, che gli sfondi siano riprodotti molto accuratamente e che i nudi maschili siano raffigurati in ambienti perlopiù domestici e ritratti soprattutto in pose palesemente femminili.

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