“Akbar. Il Grande Imperatore dell’India”

Dopo l’ultima esposizione avvenuta a New York nel 1985, è Palazzo Sciarra a Roma che celebra Akbar, fino al 3 febbraio, il sovrano che trasformò l’India in una terra ricca e affascinante.

La mostra “Akbar. Il Grande Imperatore dell’India” vede il coinvolgimento dell’Ambasciata d’Italia a New Delhi e dell’Ambasciata dell’India a Roma. E’ un evento mai realizzato prima in Italia, mentre è unico al mondo per il numero delle opere esposte, circa 130 tra acquerelli, dipinti, illustrazioni di libri, rari frammenti di tessuti, tappeti, oggetti, manufatti, statue, armi tempestate di pietre preziose, una selezione di testimonianze che furono realizzate da più straordinari artisti persiani che gravitavano attorno all’Impero, tutte riferibili rigorosamente all’epoca di Akbar e provenienti dalle principali collezioni indiane oltre che da istituzioni mondiali. L’esposizione racconta l’era di Akbar “Il Grande” e rievoca l’ambiente storico-sociale dell’epoca, infatti nel percoso espositivo si fa luce su una storia che va be oltre la figura dell’imperatore: invita a riflettere su concetti come la tolleranza, l’apertura, la comprensione del ‘diverso da sè’.

Akbar è il più importante esempio di come la cultura possa aiutare civiltà diverse a comprendersi tra loro, durante il suo regno egli si rivelò uno dei sovrani più splendenti della storia, cresciuto tra i monti dell’Afghanistan fu un giovane guerriero, a soli 13 anni divenne il successore del padre e pochi anni dopo assunse il controllo dell’Impero. Non imparò mai a leggere e a scrivere, ma nonostante questo limite personale maturò il gusto per l’arte, la musica, la letteratura, l’architettura tanto da rendere la sua corte della dinastia Moghul uno dei centri tra i più illuminati della storia, dove mecanatismo delle arti e tolleranza religiosa ne segnarono i fasti, “Che nessuno si intrometta nelle faccende altrui in riferimento alla religione, e che a ciascuno sia consentito di accostarsi alla religione che gli aggrada“, affermava il sovrano. Il suo regno durò quasi 50 anni, dal 1556 al 1605, e brillò, come racconta Gian Carlo Calza curatore dell’evento, per conquiste militari, riforme amministrative, mecenatismo e promozione della cultura (diffuse le arti e creò uno studio con oltre 100 artisti per realizzare opere il cui stile venne propagato in tutto il regno), convivenza pacifica tra religioni diverse, principi di tolleranza e uguaglianza, iniziative architettoniche (fece costruire la capitale Fathpur Sikri).

Il percorso della mostra è diviso in 5 sezioni che intendono ricostruire la personalità del Grante Imperatore e i momenti chiave di quell’epoca: “Vita a Corte, governo e politica”; “Città, urbanistica e ambiente”; “Arti e artigianato”; “Guerra, battaglie e caccia”; “Religione e mito”.

 

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