“Alessandro Bruschetti futurista”

Città di Castello ospita una retrospettiva dedicata a quello che convenzionalmente viene definito “secondo futurismo” attraverso la figura di Alessandro Bruschetti. La mostra si tiene fino al 27 settembre nella Galleria delle Arti che nel corso del tempo ha esposto opere di Picasso, De Chirico, Pascali, Pistoletto, e tanti artisti umbri come Burri, Dottori. Alessandro Bruschetti è l’ultimo in ordine di tempo la cui arte viene omaggiata in Galleria.

Se si dice Futurismo si pensa a Marinetti che per primo, nel 1909, pubblicò il manifesto del movimento. “Noi vogliamo che l’opera d’arte bruci con il cadavere del suo autore”, affermava Marinetti spiegando alla perfezione le intenzioni del movimento futurista: distruggere tutto il “passato”, ovvero tutto ciò che faceva capo all’accademico. Questo disprezzo del “vecchio” per proiettare il “futuro” porterà ad un’adorazione della velocità, del dinamismo. Fu grazie alla famosa opera di Bruschetti degli anni ’30 “Dinamismo di cavalli” che Marinetti, rimastone impressionato, decretò l’ingresso dell’artista nel suo movimento.

Con il tempo Alessandro Bruschetti dopo essersi appassionato al linguaggio aeropittorico di Dottori (uno dei protagonisti del Futurismo nonché suo concittadino) seppe dare una nota d’originalità al suo linguaggio futurista maturando uno stile geometrico-spaziale coerente con la poetica definita “purilumetria” che consiste nella ricerca dello splendore della luce attraverso le geometrie e il colore. La mostra rappresenta anche una sorta di “ritorno” dell’artista nel comune umbro , luogo dove ha vissuto e lavorato.

In esposizione sono presenti opere che offrono una testimonianza a tutto tondo dell’attività artistica di Bruschetti, dal primo dipinto futurista “Dinamismo di cavalli” alle sue ultime produzioni purilumetriche.

La sua pittura raffinata, piena di cromatismi, forme plastiche, inserti metallici, con una esplicita attenzione ai paesaggi umbri, è ben testimoniata attraverso una selezione di una ventina di opere, sia note che inedite.

La retrospettiva è a cura di Andrea Baffoni e Francesca Duranti.

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