“Antonio Ligabue. La follia del genio”

E’ terminata domenica 26 giugno la mostra intitolata “Antonio Ligabue. La follia del genio”, iniziata lo scorso 12 marzo.

La rassegna è stata realizzata per iniziativa della Fondazione Magnani Rocca presieduta da Manfredo Manfredi, in collaborazione con il Comune di Parma, il Comune di Traversetolo e Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue, presieduto da Augusto Agosta Tota.
A quest’ultimo è stata affidata la curatela dell’esposizione, presentata da Marzio Dall’Acqua e Vittorio Sgarbi con il coordinamento di Stefano Roffi.

Presso gli ambienti di Villa dei Capolavori, elegante residenza di Luigi Magnani, sono state esposte circa centocinquanta opere dell’artista a lungo definito (semplicisticamente)  “il buon selvaggio” della pittura italiana.

Il pittore italiano è menzionato tra i più grandi espressionisti insieme a Van Gogh e Munch.

Un excursus sulla vita e sull’attività produttiva di Antonio Ligabue, partendo dal primitivismo incerto della prima fase, conclusasi con gli anni ’30, al boom espressionistico caratterizzato da una pennellata irrefrenabile e da un colore intenso.

Quella dell’artista italiano è stata un’esistenza alquanto travagliata, trascorsa entrando ed uscendo dal manicomio.
Nelle opere di Ligabue ritorna spesso il mondo animale, che egli dipingeva con dovizia di particolari e di precisione riproducendo persino i versi delle bestie mentre le ritraeva adoperando colori accesi.

Inizialmente i suoi soggetti erano gli animali domestici, successivamente si è interessato sempre di più alle tigri ritratte in atteggiamenti aggressivi (fauci spalancate), ai leoni, ai rapaci, ai serpenti… bestie nel vero senso della parola raffigurate nella lotta per la sopravvivenza.

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