“Botticelli, persona sofisticata”, a Bergamo i suoi capolavori freschi di restauro

Botticelli, persona sofisticata” è la mostra curata da Cristina Rodeschini che si svolge fino a 4 novembre a Palazzo della Regione il quale si sostituisce temporaneamente all’Accademia Carrara attualmente chiusa per lavori.

Sandro Filipépi detto Botticelli fu un fedele esecutore della politica culturale dei Medici presso i quali lavorò prima di aderire al movimento religioso di fra Girolamo Savonarola. “La pittura di Botticelli è quella di un mondo immaginario, tutto mentale, che si vive nel pensiero non nella realtà. Piena di riferimenti e significati intellettualistici molto complessi legati all’elite culturale in cui lavorava, che oggi risultano misteriosi o quasi indecifrabili”, spiega Cocchi descrivendo il fascino dell’arte di Botticelli. L’appellativo di “persona sofisticata” gli fu attribuito da Vasari e difatti si riferisce alla natura inquieta, stravagante, incontentabile dell’artista.

La mostra presenta le scoperte e i restauri che negli ultimi anni hanno coinvolto i suoi celebri lavori, nelle opere riecheggia il fervore, le inquietudini, le congiure, le virtù, le raffinatezze che animavano la Firenze dei Medici così da creare anche occasione di testimonianza di un interessante periodo storico.

Si parte dal “Cristo Dolente”, opera dal forte impatto, solo recentemente attribuito definitivamente al Botticelli. Donato alle raccolte Carrara dallo storico e collezionista Morelli, il dipinto, oggetto di un leggero restauro nel 2010, rappresenta un chiaro esempio dell’ultimo stile del maestro caratterizzato dalla ricerca di drammaticità, spiritualità, espressioni mistiche.

La mostra di Bergamo unisce quest’opera alla “Mater Dolorosa” con la quale costituiva un dittico e che andò perduta agli inizi del Novecento dopo l’esposizione a San Pietroburgo, difatti “l’unione” è per così dire una riproduzione “virtuale” che consente di riunire idealmente le due opere destinate a completarsi, e che ne testimonia anche le misure del tutto coincidenti con quelle del suo pendant.

L’esposizione prosegue con la presentazione del restauro del “Ritratto del Giovane Giuliano de Medici”, il quale morì nella congiura dei Pazzi avendo tentato di porre fine all’egemonia medicea, l’opera nacque con intenti commemorativi e si pone da sempre al centro di un dibattito poiché a causa delle varie copie realizzate dallo stesso Botticelli non si riesce ad identificarne l’archetipo.

Infine è visibile il dipinto “La storia di Virginia”, nella quale Botticelli si ispira ad una vicenda narrata da Tito Livio che al tempo accomunava le sorti di molte donne, il dipinto rappresenta gli episodi cruciali della storia della giovane Virginia: il suo rapimento da parte di Appio Claudio e dei Decemviri che la resero loro schiava, la rivolta che ciò provocò nei Romani e l’uccisione della fanciulla da parte del padre e del marito per salvarne l’onore.

 

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