“Da Fattori al Novecento”

È sulla volontà di ripristinare il senso del vero, della realtà, che nacque la nuova tecnica pittorica della “macchia”. Fu Telemaco Signorini il primo a proporre di adottare per sé ed i suoi amici l’appellativo di Macchiaioli, accettando con provocatoria ironia un aggettivo che la stampa del tempo aveva coniato per loro con scopi invece denigratori. La realtà non è costituita né da linee di contorno né dal disegno, l’occhio umano è colpito solo dai colori ed il brusco passaggio da un colore all’altro ne determina i contorni, la tecnica pittorica che più si adattava a questo pensiero era, appunto, quella delle macchie. Rivolgendo il loro interesse al vero, al reale, i Macchiaioli avevano uno spiccato interesse per il sociale, dipingevano la quotidianità con anche tutte le sue miserie e contraddizioni.

È per la straordinarietà di questo periodo pittorico, e per i capolavori inediti mai esposti al pubblico, che la mostra “Da Fattori al Novecento” è stata prorogata di due mesi dalla prevista data di chiusura, sarà visitabile ancora fino al 6 gennaio 2013.

La mostra si teneva e continuerà a tenersi a Villa Bardini, Firenze. Il percorso espositivo prevede più di 100 capolavori di autori celebri ed operanti nell’arco di tempo che va dai primi Macchiaioli fino alla prima metà del ‘900. Le opere in mostra fanno parte di tre collezioni private: Roster, Del Greco, Olschki.

Da Fattori al Novecento” è articolato in 5 sezioni: ‘Pittori Toscani’, ‘Fattori e i Macchiaioli’, ‘Contributo a Giovanni Mochi’, ‘Pittori tardo Macchiaioli’, ‘Il Novecento’, che raccolgono opere di artisti quali: Giovanni Fattori, Telemaco Signorini, Giuseppe Abbati, Eugenio Cecconi, Vito D’Ancona, Oscar Ghiglia, Ulvi Liegi, Llewelyn Lloyd e altri.

Assieme ai dipinti sono esposte anche 60 fotografie inedite provenienti dalla collezione delle famiglie Rapisardi e Olschki, che ritraggono le famiglie in momenti di spensierata quotidianità tra Firenze e le spiagge dell’isola d’Elba.

“La mostra racconta la storia d’Italia e di Firenze ripercorrendo il fervore delle battaglie risorgimentali, i paesaggi della macchina e le strade di una Firenze lontana”, spiega Cristina Acidini, sopraintendente del Polo museale fiorentino.

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