Dall’Olimpo dei grandi di tutti i tempi: Pablo Picasso a Milano

A 13 anni dipingevo come Raffaello. Ci ho messo tutta la vita per imparare a dipingere come un bambino”, così si raccontava Pablo Picasso, il patriarca del Novecento, il disegnatore di “Les demoiselles d’Avignon”, dipinto che convenzionalmente segna l’inizio del Cubismo e che è solo uno dei più di 200 capolavori, tra dipinti, sculture, fotografie, disegni, libri illustrati, stampe, esposti al Palazzo Reale di Milano, da settembre 2012 a gennaio 2013, in una ricchissima antologia dedicata al “fenomeno Picasso”.

La retrospettiva racconta tutta la produzione dell’artista offrendo una testimonianza anche delle tecniche e dei mezzi espressivi con i quali si è cimentato durante tutta la sua carriera.

D’animo fantasioso, irrequieto, indipendente, Picasso ebbe la capacità di dedicarsi a qualsiasi tipo di espressione artistica. Il suo primo ‘colpo di genio’ fu il “periodo blu”, un tipo di pittura giocato sui colori freddi delle tonalità del blu, quasi a testimonianza della malinconia dell’artista suscitata dal suicidio dell’amico Carlos Casagemas. Successivo fu il “periodo rosa”, e ancora dopo “l’epoca nera” dove Picasso si interessò alla scultura africana e polinesiana. L’artista spagnolo partecipò alla prima mostra surrealista, fu poi un eccellente pittore, un disegnatore, un produttore grafico, un ceramista, si ispirò per un periodo ai grandi maestri dell’arte rinascimentale e moderna, fino alle sue ultime produzioni prima della morte. Il periodo più felice fu quello del Cubismo, da quello Analitico a quello Sintetico, nel corso del quale sperimentò anche l’uso del collage dando nuovo significato, spesso provocatorio, alle composizioni. È nel periodo del Cubismo che le composizioni diventano frastagliate e i soggetti e lo sfondo sembrano parti dello stesso piano, da questo si evince che l’interesse è concentrato su una diversa percezione del reale: non più visivo ma mentale. “Bisogna avere il coraggio di scegliere, poiché una cosa non può essere insieme vera e verosimile”, affermava Braque, altro indiscusso ‘padre’ del Cubismo, infatti le opere del Cubismo Analitico consistono nello scomporre tutti i soggetti e gli oggetti secondo i principali piani che li compongono, tali piani variamente ruotati, incastrati, sovrapposti, vendono a ricomporre sulla tela lo stesso concetto (meno “verosimile”) ma da un’altra percezione (altrettanto “vera”).

Nel pieno della guerra civile spagnola, l’artista, sconvolto dalle notizie sul bombardamento e sulla furia sterminatrice della cittadina basca di Guernica, realizzò una tela intitolata “Guernica” che suscitò nel mondo libero immediato scalpore per la sua funzione di denuncia ideologica e politica, questo dipinto, di 3,5 x 8 metri, rappresenta la sintesi più alta dell’arte picassiana, con esso egli riesce oltretutto a superare e a fondere il Cubismo Analitico e il Cubismo Sintetico.

La mostra è curata da Anne Baldassari, fra i più importanti studiosi di Pablo Picasso nonché direttrice del Musee National Picasso di Parigi da cui provengono le opere in mostra a Milano.

 

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