Di tutti i ‘fili’ invisibili che ci toccano, ci legano, il duo ‘Bianco-Valente’ ne crea strutture connettive visibili con “Relational”, alla Stazione Ferroviaria di Napoli Mergellina

La Stazione Ferroviaria di Napoli Mergellina, fino al 30 giugno, traccia percorsi non più solo di ‘viaggi’ in treno, ma di ‘viaggi’ relazionali: tra arte e scienza, tra classico e contemporaneo, tra persone, individui, tra corpo e mente, tra spazio e tempo, tra osservazione passiva e percezione attiva, tra immagini ed emozioni. L’istallazione che quasi come una visione onirica permette questi ‘viaggi’ è “Relational” della coppia Bianco-Valente.

Giovanna Bianco e Pino Valente sono una coppia nell’arte e nella vita dal 1993, proprio a Napoli si incontrarono ed iniziarono a vivere la città anche artisticamente quando dal 1994 realizzarono le loro prime opere. Il contributo artistico dei due dunque non è nuovo a Napoli, nel corso degli anni li ha impegnati: da istallazioni permanenti all’interno del progetto “Stazioni dell’Arte” all’istallazione “Relational”, di cui nel 2009 il Museo Madre d’Arte Donna Regina ne ospitò la ‘Prima’.

Tra le numerose mostre personali, collettive ed internazionali, il duo Bianco-Valente lavora prevalentemente con i nuovi media, quali video, video-istallazioni ambientali, istallazioni, ‘mezzi’ oppure ‘fini’ della loro ricerca che nell’ultimo periodo è orientata sul concetto di ‘relazione’ e la fitta rete di relazioni nella quale è intrecciata la vita.

Cavi elettroluminescenti, rossi, blu, fili, linee, simbolo di qualcosa che traccia, intreccia e lega ogni cosa ed ogni persona di continuo, ‘legàmi’ che ci sono ma che sono invisibili, una realtà invisibile ma reale che diventa nell’arte di Bianco-Valente una struttura connettiva visibile.

Fili e linee che dall’interno della Stazione Mergellina, con i suoi saloni, le sue volte, il suo pavimento marmoreo, i suoi tramezzi in legno in stile classico, le sue decorazioni, si estrinsecano all’esterno e diventano intreccio di cavi blu luminescenti che abbracciano la facciata neoclassica dell’edificio, i suoi pilastri e colonne, i suoi archi, i suoi ornamenti, i suoi ingressi, il suo orologio con i suoi angeli. Nel mezzo di questa prima, ad impatto visivo immediato, ‘relazione’ tra ‘interno’ ed ‘esterno’, si sono tutte le interrelazioni.

La ‘riproposta’ napoletana di “Relational” interagisce e si completa, dunque, con due istallazioni video: “Complementare” e “Altro spazio altro tempo” che proiettano mani intrecciate, sia tra di loro come si fondessero compenetrandosi, sia da un filo rosso; mani che si intrecciano disegnando fili come fossero le linee delle mani segnate da un destino da leggere. Simboli di interazioni fatte di intelligenza emotiva, di ‘sentire’, percepire, segnare la direzione dell’altro nel segnare la propria, come un dialogo tutto da ‘sentire’, vedendolo non ascoltandolo, un dialogo tra un ‘Io’ ed un ‘Tu’ che diventa un ‘Noi’. Un ‘discorso’ che fuoriesce rivestendo la facciata della Stazione metro e così diventa un comunicare universale, anche perché si presenta ad un pubblico involontario e si trasforma quasi in un ‘museo obbligatorio’.

La mostra “Relational”, che in nessun altro luogo poteva essere accolta in modo migliore se non proprio in un luogo per eccellenza di continui scambi, connessioni, come una stazione, è a cura di Adriana Rispoli ed è realizzata con il patrocinato della Fondazione Donnaregina, e con il contributo di Centostazioni, Gruppo FS Italiane.

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