“Enérgheia”, i racconti di Giada Paolini e Marco Utili

La Galleria d’Arte Contemporanea e Spazio Espositivo Statuto13 di Brera, Milano, fino al 2 febbraio ospita la bi-personale di Giada Paolini e Marco Utili, che con i loro scatti fotografici raccontano i loro rispettivi punti di vista su un comune tema, “l’energia“, e con lo stesso mezzo espressivo della fotografia ma con due sensibilità e due personalità completamente diverse.

Energia” è il termine d’origine greca che esprime il lavoro dei due artisti in questa mostra, la parola “enérgheia“, formata dalla particella intensiva “en” e da “ergon” “capacità d’agire“, venne usata da Aristotele nel senso di “azione efficace”, il rinascimento si ispirò alla poetica di Aristotele e associò il termine all’idea di “forza espressiva”, ma fu Keplero agli inizi del ‘600 che usò il termine con l’accezione moderna di “energia”.

Giada Paolini spazia tra diversi contesti fotografici ma predilige quello introspettivo, la psiche, le paure, i traumi, le angoscie, i sentimenti vengono esorcizzati grazie alla sua arte. La Paolini si serve dell’autoscatto dove interpreta se stessa davanti all’obiettivo, presenta in mostra i suoi nuovissimi scatti in bianco e nero con i quali crea un flusso e riflusso “energetico”, i suoi lavori creano una forte empatia con gli osservatori che ne comprendono il messaggio: la ricerca di una via di fuga dalla prigionia mentale e fisica creata solo da sè stessi. La prigionia è rappresentata dalle differenti emozioni del corpo e del volto dell’artista, mentre l’ambiente esterno, come la luce da una finestra, una rovina su cui caminare cercando una via di fuga, è l’elemento usato per rappresentare la soluzione alla prigionia.

Marco Utili narra nelle sue opere la propria vibrazione energetica collegandola ad un “io” più ampio. Non viene mai stimolato da situazioni esterne ma utilizza lo strumento fotografico per raccontare le sensazioni che pervadono la sua vita, i suoi sentienti. I suoi scatti sono popolati da surrealismi onirici come fossero dei doni provenienti dalla sua mente, dal suo essere più profondo. I protagonisti, uomini, donne, oggetti reali, oggetti inventati, sono ambientati in atmosfere statiche o fluttuanti ma mai nervose o agitate.

La mostra, dalla forte suggestione ed emozione evocativa, è a cura di Massimo Bisazza e Maria Teresa Briotti.

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