Galleria L’Opera, nuovo spazio espositivo inaugurato da un ‘triangolo’ di artisti e tematiche. Un passo ‘verso’… o ‘all’inverso’?

Un nuovo spazio espositivo, la Galleria L’Opera in Roma, di Andrea Lezzi, ha inaugurato questo settembre con gli scatti di Gonzalo Orquin ed i lavori di Mauro Maugliani e Luis Serrano. La Galleria nel suo programma auspica a dar voce a tutte le nuove tendenze dell’arte contemporanea. La rassegna si presenta come un vero e proprio ‘triangolo’ artistico, dove i tre protagonisti sono stati invitati da Edoardo Sassi, critico d’arte e giornalista, a cimentarsi nella realizzazione di opere a tematiche differenti, decisamente originali e sviluppate in modo geniale.

Mauro Maugliani, artista dallo spirito iperrealista, concettuale, presenta “Suore”, ritratti, sculture, istallazioni che espongono ed accompagnano nel mondo delle suore ma interpretato secondo l’estrosa ottica dell’artista; Luis Serrano, pittore dalla vena figurativa, si cimenta con “Interni, un lavoro suggestivo, allusivo, con protagonista un divano ‘parlante’ di un’antica casa padronale; Gonzalo Orquin, pittore intimista, in questa mostra si confronta col tema dei matrimoni, precisamente il ‘bacio degli sposi’.

Ma chi era entusiasta di visitare la Galleria per gli scatti di Orquin rimarrà deluso poiché i circa 16 scatti in stile flash mob oggi non sono più fruibili poiché vittime di un obbligato intervento di oscuramento. Dacché facevano parte di un progetto di innovazione, d’arte che si arricchisce e arricchisce il proprio percorso ‘verso’ una crescita migliorativa, sono diventati bensì oggetto e portavoce di un avanzamento ‘inverso’, all’indietro, difatti il progetto espositivo dell’artista e fotografo spagnolo titolato “Si, quiero(“Si, amo”) ha subìto l’ignorante censura da parte del Vicariato che ne ha diffidato i contenuti ritenendoli dannosi, gli scatti di Orquin altro non ritraggono che scambi di baci, baci d’amore, tra coppie omosessuali. Fotografie che l’artista ha realizzato in prossimità degli altari di diverse chiese barocche, a simboleggiare il classico bacio di nozze, ancora oggi negate in Italia alle coppie omosessuali.

Un’opera messaggio di gioia e amore è diventata un’opera di morte”, afferma rammaricato l’artista. I protagonisti delle immagini sono tutti amici o conoscenti dell’autore prestatisi con entusiasmo al progetto più che altro comunicativo anzitutto d’amore, poi egualitarismo, un pungolo affinché l’intelligenza collettiva venga finalmente onorata. Le foto non sono e non intendevano essere né una provocazione, né un’offesa nei riguardi di nessuno, precisa l’artista.

Un’intenzione nobile quella del progetto della Galleria L’Opera per un risultato deludente se si pensa, oltretutto, che proprio Roma, quella Roma dalla fastosa storia che insegnò, come la maggioranza delle società antiche, valori d’uguaglianza, dove erano sconosciuti concetti di differenziazione in base all’orientamento sessuale, la Roma che vide il commovente amore tra l’imperatore Adriano e il suo bellissimo compagno Antinoo, la Roma dove Nerone convolò a nozze ben due volte, prima con Pitagora, poi con Sporo, oggi, dopo millenni, è regredita più di un ‘prima’.

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