“Gerardo Dottori futurista. Sei opere ‘riscoperte’ degli anni romani”

La Galleria di Arte Moderna di Roma Capitale, fino al 20 gennaio, ospiterà una mostra dedicata al più rappresentativo esponente del ‘secondo futurismo’, Gerardo Dottori. La rassegna dal titolo “Dottori futurista. Sei opere ‘riscoperte’ degli anni romani” è curata da Massimo Duranti e ricostruisce il periodo più  fecondo della produzione di Dottori, quello delle opere realizzate nel lungo arco di tempo della sua permanenza a Roma, dove tra l’altro lavorò anche ad opere murarie e d’arredo, lavori tutti andati distrutti ma molti documentabili.

La particolarità, quasi il filo conduttore delle opere in esposizione è che si tratta di una gamma di ‘inediti’, lavori recentemente riscoperti e presentati per la prima volta.

Mediante gli stati d’animo delle velocità aeroplaniche ho potuto creare il paesaggio terrestre isolandolo fuori dal tempo spazio nutrendolo di cielo per modo che diventasse paradiso”, scriveva Dottori quasi spiegando il suo andare oltre i temi originari del futurismo ‘firmando’ la nascita dell’Aeropittura di cui fu il massimo protagonista. Il pittore perugino affermava che la vera essenza del suo futurismo risiedeva nel rappresentare ambientazioni e paesaggi misticheggianti. Rimase sempre fedele al futurismo tanto che la stampa nazionale lo indicò come il più significativo futurista della nuova generazione, dimostrò spesso anche la sua autonomia difatti fu il primo futurista presente alla Biennale di Venezia quando i rappresentanti di questa corrente non erano ancora ammessi.

Nella rassegna alla Galleria d’Arte Moderna saranno esposte 6 significative opere: “Motociclista”, un dipinto ad olio del 1914 con dedica a Marinetti, riscoperto circa tre anni fa; “La corsa”, ritrovamento eccellente della parte centrale del “Trittico della velocità”, risalente al 1925; “Bozzetto per la decorazione dell’idroscalo di Ostia” realizzato nel 1928 con la tecnica dell’idromatita e ritrovato in un deposito francese negli anni ’80; “Incendio nella città”, della fine degli anni ’20, tra uno dei suoi lavori più rappresentativi del periodo in cui raffigurava paesaggi e visioni della sua terra d’Umbria con immagini prevalentemente percepite da grandi altezze; “Famiglia Marinetti”, degli anni ’30, ritratto simbolo del Futurismo e dei rapporti con Marinetti e la sua famiglia, anch’esso al centro di un ritrovamento; infine a queste opere si aggiunge “Natività” che fa parte della collezione permanente della Galleria d’Arte Moderna di Roma Capitale.

La mostra sarà arricchita da rarissime parolibere, altri documenti originali come epistole, immagini fotografiche d’epoca, giornali, riviste, cataloghi appartenuti all’Archivio Dottori.

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