“Giorgio Vasari e l’Allegoria della Pazienza”, una mostra che indaga il tema della Pazienza, una virtù di ieri e di oggi

La Pazienza è una virtù tanto antica quanto sempre attuale poichè ‘ieri’ come ‘oggi’: “I grandi ‘disegni’ si realizzano solo con grande pazienza“, direbbe San Francesco di Sales.

Fu il Rinascimento uno dei periodi storici che maggiormente rappresentò il concetto di Pazienza, al punto da sancirne l’inscrizione tra le qualità del buon sovrano e cortigiano, ed è sullo sfondo dell’Italia delle corti, con i suoi artisti, letterati, committenze, che si muove una mostra il cui filo conduttore è proprio il tema della Pazienza. Allestita alla Galleria Palatina di Palazzo Pitti, Firenze, e visitabile fino al  5 gennaio, la mostra è “Giorgio Vasari e l’Allegoria della Pazienza”, un titolo che già racconta il suo percorso, incentrato, difatti, su uno dei più significativi dipinti delle collezioni medicee “Allegoria della Pazienza“, un’opera, oggi conservata nella Sala di Prometeo, tanto discussa quanto significativa.

Dopo essere stato assegnato a Parmigianino, poi Francesco Salviati, Girolamo Siciolante, il dipinto olio su tela alto quasi un metro venne attribuito alla sincronia di due geni: Giorgio Vasari e Gaspar Becerra, artista spagnolo attivo nel ‘500 tra Roma e Firenze. Fu Minerbetti, vescovo di Arezzo e ambasciatore di Cosimo I, il committente, egli chiese un dipinto inedito ed emblematico per rappresentare la caratteristica principale del suo carattere, la pazienza. L’intenzione di Minerbetti fu concretizzata così egregiamente dai due artisti al punto che l’opera divenne quasi un punto di riferimento, una ‘musa ispiratrice’.

Il dipinto ritrae una centrale figura femminile, personificazione della virtù, vincolata da una catena ad una roccia, da un orologio ad acqua stillano gocce destinate ad erodere lentamente gli anelli della catena. Lo scorrere del tempo è ulteriormente evocato da un astrolabio sferico che rimanda al moto dei pianeti e richiama, con esso, il passaggio degli anni, delle stagioni, dei giorni. Sarà la capacità d’attesa, la pazienza, il segreto con cui vincere la prigionia e conquistare la libertà.

Una tela di forte valore allegorico, ricca di simbolismi e spunti geniali, tanto che la sua iconografia e la sua fama uscirono dai confini fiorentini e giunsero alla corte di Ferrara dove Ercole II d’Este, intravedendo le possibilità comunicative dell’immagine, commissionò una nuova versione della Pazienza a Camillo Filippi, il tema divenne di particolare attualità nell’epoca, fu protagonista anche del “Busto Ritratto” dello stesso Duca eseguito da Prospero Sogari Spani, nonchè delle monete fuse da Pompeo Leoni per il medesimo signore di Ferrara.

In mostra sono presenti le suddette rappresentazioni, opere, e disegni, stampe legate al tema, accanto alle quali anche un’altra “Pazienza” di Vasari, quella facente parte della decorazione pittorica del soffitto del Palazzo Veneziano.

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