Giuseppe Antonello Leone estrae i “Fantasmi di Napoli” dalle Tavole del ‘Tutto Città’ di Napoli e Provincia

 

Palazzo Reale di Napoli, simbolo ed icona della cultura partenopea, presenta la mostra “I Fantasmi di Napoli” dell’artista avellinese Giuseppe Antonello Leone.

Da sempre Napoli con la sua storia, i suoi castelli, le sue strade, i suoi cunicoli e cavità sotterranee è stata popolata da entità oltre-umane, ‘fantasmi’ che hanno dato adito a racconti, leggende, film, visioni. Palazzo Reale si presenta dunque come sede ideale per l’esposizione di Leone poichè, tra l’altro, è  oggetto di leggende che tutt’oggi lo vedono attraversato da luci, suoni, balli, sussurri, risate degli ospiti dei banchetti allestiti da Maria Carolina di Borbone.

Giuseppe Antonello Leone, novantaseienne ma con un senso artistico tipico dell’entusiasmo di un ininterrotto scopritore, opera dalla sua bottega a Monte di Dio, ‘antro’ in cui da più di mezzo secolo produce il suo mondo figurativo che trasfigura fino quasi a renderlo astratto, un mondo di cui è precursore ma che forse troppo tardi è stato identificato come meritava, grazie al critico Philippe Daverio che lo ‘scoprì’ e dal 2006 ne ha fatto un’icona dell’arte moderna. Leone ha attraversato la storia artistica del Novecento con tutta la sua complessità, lavora con il pensiero al quale dà vita attraverso i materiali più eclettici: carta, plastica, fil di ferro, legno, pietra, bronzo, ma soprattutto da avanzi di oggetti quotidiani recuperati dappertutto per i quali ‘riscrive’ una nuova vita, egli stesso ama definirsi un “risignificatore”, è inoltre un disegnatore, opera la tecnica dello strappo, in pittore, uno scultore.

L’esposizione che lo vede protagonista, fruibile fino al 30 giugno e a cura di Patrizia di Maggio e Marco De Gemmis, presenta un gruppo di opere realizzate dall’artista nel 2006 ma mai esposte, inedite quindi, 33 (il suo numero portafortuna) disegni estratti dalle tavole degli stradari del ‘Tutto Città’.

Attraverso le Tavole del Tutto Città Leone ha dato vita a quei fantasmi che hanno popolato la sua infanzia, nati dai racconti della mamma, della nonna. Lo ha fatto non solo ‘risignificando’ gli assi viari di Napoli, le stesse strade cariche dei suggestivi racconti soprannaturali, e facendone quasi le ossa, le vene, dei suoi fantasmi, ma parte da molto prima, li scorge: di fronte ad una Tavola del Tutto Città, ‘vede’ quelle figure, quegli spiriti, come un sensitivo, o forse come una ‘pareidolia’, e così compaiono Fantasmi dai corpi asimmetrici con visi, occhi e arti intenti a fare, guardare, comunicare e così ‘compaiono’, ogni tavola ha la sua immagine, la sua storia, sulla quale Leone fa luce dipingendo di nero le parti dei reticoli viari non ammesse a far parte dell’immagine finale.

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