“Gli occhi della follia. Giullari e buffoni di corte nella storia e nell’arte”

Vestiti con colori accesi, cappelli con campanellini, cinture che vantano oggetti agganciati, i Giullari entravano con la loro figura quasi di diritto in un ruolo che li poneva al di sopra delle parti, alla loro ‘voce laica’ era permesso dire qualsiasi cosa, come fossero dei ‘folli’. Nel corso della loro storia li abbiamo conosciuti con svariati nomi: mimi, cantastorie, buffoni, saltimbanchi, ciarlatani, istrioni, giocolieri, burattinai, danzatori, prestigiatori… perché i giullari erano personaggi eclettici, svolgevano inoltre la loro attività in diversi modi, utilizzavano tecniche disparate, varie forme metriche, e si appassionavano e proponevano tanti generi letterari e temi differenti. Forse i giullari sono da considerarsi i primi veri professionisti delle lettere perché vivevano della loro arte guadagnandosi da vivere con le loro esibizioni e per questo furono personaggi fondamentali per la diffusione di notizie, idee, forme di spettacolo, cultura, diventando con la loro ‘arte della comunicazione’ l’anello di unione tra la letteratura colta e quella popolare.

Essendo dunque i giullari figure dall’importanza storica per aver consentito il tramandare della tradizione teatrale, dall’epoca greca e latina fino ai nostri giorni, a loro Milano dedica una ricognizione dettagliata tesa ad illustrare la loro figura in una mostra titolata “Gli occhi della follia. Giullari e buffoni di corde nella storia e nell’arte”, fruibile fino al 6 dicembre presso la Biblioteca Nazionale Braidense.

Tanti i materiali presentati nel percorso espositivo, tra preziosi manoscritti, incunaboli, cinquecentine, stampe, facsimili, fino alle pubblicazioni moderne, ci sarà un’opera pittorica del premio nobel Dario Fo, il quale ha il merito di una sorta di ‘recupero storico’, ha posto l’attenzione sulla figura del giullare trascurata dalla storia del teatro, figura nella quale egli stesso si è identificato quando iniziò ad esibirsi nelle Case del Popolo gestite dall’Arci. Tra le altre opere esposte ci sarà un cartellone usato dal cantastorie Franco Trincale nei suoi spettacolo di piazza, una tela e una scultura di Maurizio Carnevali, alcune ‘marottes’ di Luigi Revelant. Tanti, dunque, anche gli argomenti e le tematiche in mostra: I giullari tra condanna e redenzione; Tra follia e saggezza; Lussuria, gola ed altri peccati; La corte, la musica, le feste; I mestieri della strada; Gonnella, il principe (fantasma) della giulleria italiana; Nani, Nani, Nani; L’insipiens del salmo 52; Omnia mors aequat; Stultorum infinitus est numerus; Le testimonianze letterarie; I giullari nel mondo moderno e contemporaneo.

Gli occhi della follia. Giullari e buffoni di corde nella storia e nell’arte” è a cura di Tito Saffioti.

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