Henri Cartier Bresson, l’occhio del secolo

A Palazzo Reale di Torino, grazie alla grande affluenza di visitatori, è stata prorogata fino al 9 settembre la mostra dedicata al fotografo considerato “l’occhio del secolo”, Henri Cartier Bresson.

Photographe è il titolo dell’esposizione che si avvale di 130 immagini in bianco e nero, scatti che raccontano gli eventi cruciali della nostra storia. Si potrebbe dire che il fotografo si sia trovato “nel posto giusto al momento giusto”, intenzionalmente o per caso, fatto sta che a lui si deve la testimonianza di avvenimenti epocali come ad esempio: la Cina alla fine del Kuotmintang, il funerale di Mahatma Gandhi in India, il campo di deportazione di Dessau in Germania. Queste fotografie sono famose e sono entrate nel nostro immaginario ormai da anni, tanto da farci “vedere” e quindi ricordare questi momenti storici, artistici, politici, sociali attraverso lo sguardo del fotografo che ce le ha riportate. Ma accanto a questi scatti Photographe mette in mostra anche ritratti di persone comuni come donne, bambini, lavoratori e sorpresi nelle situazioni quotidiane nelle quali si trovano a vivere. Sono soggetti immortalati in movimento, mai in posa, per sottolineare la spontaneità dell’azione, dell’attimo.

Cartier Bresson iniziò ad occuparsi di fotografia dagli anni ’30. Fu allora che acquistò Leica, una macchina fotografica che definì “Il prolungamento del mio occhio”. Da allora non smise mai di fotografare, nemmeno durante la guerra che lo fece prigioniero dei tedeschi.

Photographe è organizzata da Silvana Editoriale, in collaborazione con la Fondazione Henri Cartier Bresson, (creata con la moglie quattro anni prima di morire e riconosciuta dallo stato francese come ente di pubblica utilità) e la Magnum Photos (agenzia fondata dallo stesso Henri insieme a dei suoi amici).

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