I Papi nella Storia dell’Arte

Dall’annuncio di Papa Benedetto XVI di rinunciare al suo Pontificato, fino alla fumata bianca che ha designato il nuovo successore di Pietro in Papa Francesco, ad oggi, la Chiesa di Roma ed i suoi rappresentanti hanno attirato a sé la massima attenzione. Il mondo della Chiesa d’altronde è da sempre una delle realtà più interessanti e rappresentate anche nell’arte degli artisti del tempo, che attraverso dipinti, ritratti, sculture, hanno testimoniato la storia della Cristianità ed i suoi percorsi.

Fu presumibilmente Giotto a dipingere nel 1255-1299 Il sogno di Innocenzo III, una scena del ciclo di affreschi delle Storie di San Francesco che raffigura la Basilica del Laterano, all’epoca centro della Chiesa latina, in crollo retta dall’umile Francesco come fosse la ‘colonna della Chiesa’; nel 1300 Giotto dipinse Papa Bonifacio VIII nell’atto di indire il primo Giubileo, affiancato da un chierico e da un cardinale, dipinto conservato in San Giovanni in Laterano a Roma.

Melozzo da Forlì fu il pittore di Papa Sisto IV, in un affresco del 1477, oggi conservato alla Pinacoteca Vaticana, lo ritrae seduto di profilo sulla sedia camerale mentre nomina il primo prefetto della biblioteca vaticana, l’umanista Bartolomeo Sacchi detto il Platina.

Nel 1511 e nel 1518, Raffaello dipinge rispettivamente Papa Giulio II e Papa Leone X. Giulio II è rappresentato ormai anziano e perso nei suoi pensieri, il dipinto è conservato alla National Gallery di Londra mentre una seconda versione su tela è agli Uffizi di Firenze, proprio dove è conservato anche l’olio su tavola raffigurante Leone X con i cardinali Giulio de’ Medici e Luigi de’ Rossi.

Sebastiano dal Piombo ritrae nel 1526 Clemente VII conservato attualmente al Museo di Capodimonte, Napoli, dove è conservato anche il Paolo III con i nipoti Alessandro e Ottavio Farnese dipinto nel 1546 da Tiziano.

Paolo V fu dipinto dal Merisi nel 1605, un olio su tela, conservato oggi alla Galleria Borghese di Roma, di cui molti studiosi ne dubitarono la paternità poiché la composizione non rientrava nello stile di Caravaggio, ma solo perché l’artista realizzò l’opera sotto precise indicazioni.

Jacques Louis David immortalò in un monumentale dipinto del 1805-1807 Papa Pio VII proprio quando benedì la cerimonia dell’incoronazione di Napoleone, dipinto attualmente conservato al Louvre.

Innocenzo X fu invece omaggiato da Velasquez nel 1650, dipinto conservato alla Galleria Doria Pamphilj di Roma, e da Bacon più di 300 anni dopo, il quale con Studio dal ritratto di Innocenzo X, custodito attualmente al Des Moines Art Center in Iowa, ne ritrasse la sua versione ‘angosciante’ ponendo l’accento sulla fragile condizione psichica dell’essere umano, infatti la scena religiosa diventa quasi una scena dell’orrore: la sedia camerale sembra una sedia elettrica, i colori sono principalmente il giallo, il viola, il nero, il pontefice spalanca la bocca in un grido di dolore come se le virtù di Cristo fossero sopraffatte dal male umano, il tutto fortemente stilizzato e lontano dalla versione di Velasquez.

L’eccessivo realismo di Bacon fu fortemente criticato, come avvenne per Maurizio Cattalan, famoso per opere e interventi provocatori, che nel 1999 scolpì “La Nona Ora”, dove raffigurò Papa Giovanni Paolo II abbattuto simbolicamente sotto il peso di un meteorite.

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