Il camaleontico Liu Bolin in “Hiding in Italy”

Il tutto inizia nel 2006 quando la Repubblica Popolare Cinese decise di distruggere il suo studio e quello di altri artisti residenti nel Suojia Village con l’evidente scopo di dissolvere qualsiasi forma di rivoluzione.
Liu Bolin da quel momento ha voluto dissociarsi dalla società cinese e denunciare l’atto di negazione della propria identità.
Così l’artista asiatico rappresenta se stesso come un camaleonte, il quale si mimetizza con il mondo nel quale è gettato. Liu si serve della fotografia, della pittura, degli happening e della body art per rendersi il protagonista delle sue opere, come una spugna che assorbe i colori e le linee degli sfondi sui quali si appoggia: edifici decadenti, ponti su corsi d’acqua con tanto di mimesi con gradini e ringhiere, bandiere nazionali, graffiti, sedie di teatro, slogan olimpici o ideogrammi di propaganda politica e tanto altro ancora.

La rassegna, la quale vede le sue opere esposte in Italia per la seconda volta, non a caso porta il titolo “Hiding in Italy”.
La personale dell’artista-invisibile è stata ospitata dalla Fondazione Forma per la Fotografia di Milano, con il fondamentale supporto della Fondazione Italia Cina, della Boxart Galleria d’Arte, dell’Asian Studies Group, della Veneranda Fabbrica del Duomo e di Mazen.

Il giovane Liu (classe 1973) si avvale naturalmente di altri pittori e di tante ore di lavoro (anche 10!) per raggiungere l’idea finale del suo camaleontismo. Fino al 14 novembre sarà possibile ammirare i favolosi scatti che lo ritraggono ed aguzzare la vista per riconoscerlo!

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