Il ‘classicismo rinnovato’ di Paul Delvaux alla Magnani Rocca

 

Un’arte fatta di ispirazione, provocazione, sogno, inconscio come fosse stato di coscienza, quella realtà-altra, surrealtà, classicità e modernità, paradossi, allegorie, enigmi, sono gli elementi dell’arte di Paul Delvaux. L’artista belga con il suo genio non solo ha interpretato la realtà ma ne ha immaginato una che prima di lui non esisteva. La sua ‘dimensione’ viene indagata da una mostra organizzata dalla Fondazione Magnani Rocca, Parma, dal titolo “Delvaux e il surrealismo”, visitabile fino al 30 giugno.

In realtà Delvaux non amava definirsi un ‘surrealista’, pensava piuttosto alla sua arte come un paradossale surrealismo classico, una sorta di rinnovato classicismo perché frutto di un’unione tra antico e moderno, si definiva un ‘realista poetico’, ma fu fortemente affascinato dai più grandi nomi del surrealismo come Marcel Duchamp, Man Ray, Max Ernst, Joan Mirò, Salvador Dalì, ma in particolar modo la poetica di Renè Magritte e di Giorgio De Chirico furono per Delvaux fonte di ispirazione, i suoi veri e propri mentori.

Delvaux deve a De Chirico la ‘classicità’, la presenza di edifici, elementi di classicità, lo spazio metafisico, a Magritte (a sua volta affascinato dalla rivoluzione dell’arte di De Chirico che spesso tenne a riferimento) deve il distacco ermetico, lo spaesamento, “Cercavo negli altri l’alimento che mi permettesse di scoprire me stesso”, affermava Delvaux.

Dopo studi classici grazie ai quali poté realizzare quelle che furono le sue opere giovanili i cui temi preferiti erano scene mitologiche, Delvaux ebbe un esordio impressionista ed espressionista, negli anni seguenti il suo stile ebbe una notevole rivoluzione grazie alla conoscenza dell’arte di De Chirico e Magritte, è lì che egli concepì temi a lui  cari e dominanti, il nudo femminile, gli scheletri, i visi enigmatici, le sorprendenti metamorfosi, le penombre misteriose quasi inquietanti, le atmosfere oniriche cariche talvolta di erotismo, gli elementi di classicità come archi, colonne, uniti ad elementi di modernità come treni, ferrovie. Temi a lui ‘cari’ quanto ‘costosi’ poiché l’arte di Delvaux prima di affermarsi con successo sul piano internazionale destò scandalo e proibizioni. Fu notevole anche la sua produzione successiva fatta di murali, grafiche, acqueforti, capaci allo stesso modo di rappresentare il suo mondo immaginato.

La mostra a Parma espone circa 80 opere raggruppate per tematiche, ed offre un confronto con i lavori di altri surrealisti per il risultato di un ‘incontro’ artistico ricchissimo.  

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