Il DIGITAle a confronto presso il Centro Culturale Elsa Morante

La pittura, la grafica digitale, il design, l’arte contemporanea attraverso la mente e le mani di quattro artisti è ciò che racconta la mostra “DIGITAle” ospitata dal 30 ottobre al 9 novembre presso il Centro Culturale Elsa Morante.

La struttura scelta per l’esposizione si presta perfettamente a promuovere l’arte dei quattro giovani artisti in mostra, difatti il centro fu progettato da Luciano Cupelloni in merito al piano di riqualificazione del “Laurentino 38”, il quartiere a edilizia sociale, e rappresenta uno spazio polifunzionale dedicato alla cittadinanza, con particolare attenzione ai giovani.

Per “DIGITAle” vengono messi a confronto le elaborazioni grafiche di Luciano Fabale, Fabio Pistillo, Ivan Pduano, Maria Manuela Pochetti, quattro artisti che propongono quattro percorsi differenti dell’unico strumento comune: il digitale.

Per Luciano Fabale il DIGITAle è uno strumento di design, di progettazione ludica, egli decontestualizza personaggi di videogames e li ripropone assecondando la sua “passione” per il bitmap di cui ama evidenziarne la bellezza perché lo ritiene l’origine dell’immagine virtuale che invece le potenzialità tecnologiche avanzate hanno cercato di celare, di rendere quasi invisibile.

Per Fabio Pistillo il DIGITAle è qualcosa di immediato, di simile ad un appunto su un taccuino, difatti annota così sul suo telefono suggestioni, pensieri, schizzi.

Per Ivan Paduano, art director, scenografo, grafico, modellatore, il DIGITAle è uno strumento di sperimentazione, le sue opere lasciano libero sfogo agli elementi del software che poi egli immortala in singoli frame servendosi soprattutto di programmi di disegno 3D.

Infine Maria Manuela Pochetti utilizza il DIGITAle quasi come strumento chirurgico con il quale curare il male di un’epoca dove il “virtuale” sostituisce il “fisico”, in cui ognuno sembra diventare un avatar. I materiali che utilizza sono quelli d’uso comune e d’uso industriale ma decontestualizzati dalla loro considerazione “funzionalistica” e lasciati liberi di cercare un proprio ordine, una propria identità.

La mostra è curata da Raffaele Soligo.

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