Il mito di Amore e Psiche raccontato con 100 capolavori, dall’antichità a Canova

Amore e Psiche, una delle favole d’amore più amate dall’antichità fino ai giorni d’oggi. Scritta da Apuleio nel II secolo d.c. racconta del lungo percorso d’amore che lega Cupido e Psiche, un amore vietato, disobbedito, sconsolato, ma cercato e così tenace da superare le numerose prove cui era sottoposto per giungere al lieto fine della loro unione. Una favola ancora attuale che ha affascinato ed ispirato l’arte dall’antichità a Canova. Dal 16 marzo al 10 giugno, il Museo di Castel Sant’Angelo di Roma offre l’esposizione di un percorso che prende avvio dal ciclo di Perin del Vaga che decora il fregio di una delle salette dell’appartamento di Paolo III, ed intende illustrare, attraverso dipinti, disegni, sculture, incisioni, arazzi e terracotte “La favola di Amore e Psiche. Il mito nell’arte dall’antichità a Canova”.

La mostra si incentra su un centinaio di opere provenienti da musei italiani e stranieri attraverso le quali si affrontano i periodi e le scene salienti del mito: l’origine del mito rappresentata da sculture, gemme e affreschi della coppia divina, del bacio, opere create dal periodo egizio all’epoca romana; La fortuna che la favola ha avuto nel periodo del Rinascimento che sarà ricordata attraverso dipinti, disegni, ceramiche, sculture, incisioni; La scena della lampada, (quando Psiche trasgredì al divieto di Amore di essere guardato in volto e si avvicinò al suo viso di notte con una lanterna, ma una goccia d’olio cadde su Cupido svegliandolo così Psiche venne allontanata a causa della sua disobbedienza) il fascino della misteriosa bellezza di Amore viene raccontato attraverso le opere più significative del XVII secolo; La “riproposta” della favola nel Neoclassicismo, periodo durante il quale il mito di Apuleio ebbe nuovo lustro e diffusione letteraria e figurativa.

Molto interessante e suggestivo è il constatare come attraverso i secoli la lettura e rappresentazione della favola di Apuleio cambi a seconda della tematica cara alle varie culture dell’epoca. Nell’antichità si pone l’accento sull’amore tormentato ed infine districato. Nel Rinascimento, secolo molto interessato alle virtù morali della società, la favola diventa la rappresentazione del trionfo dell’amore coniugale e della purificazione dell’anima. Nel Seicento, secolo dalla teatralità, dalla spettacolarità, dalle figure allegoriche, degli effetti scenografici, trionfa l’aspetto fiabesco e le rappresentazioni danno particolare importanza alla scena della lampada. Nel Neoclassicismo, periodo di rilettura delle opere dell’antichità, le tematiche si dirigono verso toni nostalgici e tristi, per cui si moltiplicano le opere sulle scene dell’abbandono, del sonno, del bacio.

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