Il mondo dell’arte e la violenza sulle donne

La società contemporanea crea troppo spesso una realtà che non considera l’umanità delle persone, tra gli svariati esempi di non-rispetto c’è anche quello che colpisce le donne. La violenza contro le donne ha però radici antiche, basti pensare al ruolo subalterno della donna nella società dell’Antica Grecia: dalle prove di infanticidio femminile risalenti al periodo Classico che dava ai padri la possibilità di scegliere ufficialmente di accettare o meno una bambina, alla misoginia espressa da poeti quali Esiodo, Semonide, ai racconti di Euripide dove le donne erano descritte come sottoposte a destini atroci. La cultura Ellenistica attribuì invece un nuovo valore all’intelligenza e alla sessualità femminile pur relegandole sempre tra le mura domestiche, le donne etrusche invece potevano vantare maggiore rilievo in società, quelle romane avevano un dominio sulla scena politica seppure comunque indiretto, nascosto dietro ai loro grandi uomini.

Lo scorso 23 novembre, in occasione della “Giornata Internazionale per l’eliminazione della violenza contro le Donne”, il mondo dell’arte, dell’archeologia, si è mobilitato offrendo 3 giornate di dibattiti, visite guidate, mostre, rappresentazioni, per ripercorrere il cammino difficoltoso verso il riconoscimento di un ruolo sociale, indagando le radici storiche, culturali, sociali di questo fenomeno ‘contro le donne’ ancora troppo attuale. L’iniziativa “Donne nell’antichità. Le radici della civiltà del rispetto”, si è svolta nelle prestigiose sedi museali di Bologna, Parma e Ferrara.

In continuità con l’evento del 23, 24, 25 novembre, presso il Museo Archeologico Nazionale di Ferrara, fino al 23 aprile, si terrà la mostra “Uomini che inseguono le donne. La non-immagine della violenza sulle donne sui vasi attici della necropoli etrusca di Spina”.

L’archeologo Mario Ceserano ha curato la mostra creando un percorso suggestivo attraverso una selezione tra i reperti vascolari del Museo, 19 vasi con immagini raffigurate, che mostrano in vetrine tematiche i 6 argomenti fondamentali dell’esposizione: “I modelli iconografici del mito”, “L’inseguimento amoroso”, “Cacciatori e prede”, “Teseo l’efebo per eccellenza”, “Tutto per volontà degli dei”, “La violenza come empietà”. Le raffigurazioni vascolari sono in grado di documentare l’assimilazione etrusca della cultura materiale greca, difatti la ceramica Attica è tra i ritrovamenti più diffusi nelle sepolture di Spina tra il V e VI secolo a.C, questo testimonia il confronto tra le civiltà, mentre la rielaborazione etrusca, talvolta, delle immagini vascolari alle proprie esigenze testimonia quanto gli Spineti sapessero decifrare immediatamente il significato delle immagini poste sui vasi attici, ‘messaggi’ che invece tutt’oggi sono oggetto di studio e ricerca. Ma con l’avanzare delle ‘ricerche’ si scopre che le storie raffigurate sui vasi sono una sintesi narrativa che rivela la condizione sociale subita dalle donne, pur non mostrando esplicitamente la violenza sulle donne, immagini che ‘narrano senza mostrare’, come esprime quel “non-immagine della violenza” del titolo della mostra.

Tra i vasi esposti, di raro fascino: la kylix raffigurante il rapimento di Ganimede da parte di Zeus, l’Hydria con il ratto delle Leucippidi, il cratere con la rappresentazione del rapimento di Elena da parte di Teseo, il cratere con Aiace che trascina Cassandra nell’ultima notte di Troia.

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