Il Neon nell’arte

Nel 1912, mentre Apollinaire, Duchamp, Tzara e Breton misuravano a grandi passi le vie di Parigi andando in contro al proprio destino, una piccola insegna di barbiere s’illuminava al numero 14 del boulevard Montmatre”, lo storico Luis de Miranda racconta così la prima insegna al neon utilizzata circa 100 anni fa. “Una vera e propria arte nobile, da modellare e da scolpire, come ogni altra in arte, ma luminosa”, spiega Bartolomeo Pietromarchi direttore del Museo d’Arte Contemporanea di Roma, infatti pochi mesi fa proprio il Macro ha realizzato la prima grande mostra dedicata al Neon, con la volontà di ripercorrere la storia di questa materia luminosa nell’arte.

La parola ‘neon’ deriva dal greco ‘neos’, nuovo, eppure il concetto di ‘luce’, la ‘ricerca della luce’, la sua cattura e la sua resa è da sempre una delle più grandi sfide affrontate dagli artisti di tutti i tempi, dal XX secolo le novità tecnologiche aprirono nuove strade a questa ricerca come l’invenzione del Neon. Attualmente ricorre il centenario del Neon, ma inizialmente il mondo dell’arte se ne serviva sporadicamente, fu negli anni ’50, soprattutto con Lucio Fontana, che iniziarono le sperimentazioni, ed una decina di anni dopo, con i minimalisti ed i concettuali, l’uso di questa materia esplose, tantissimi artisti, di tutto il mondo, iniziarono a servirsene per raccontare il proprio genio.

È una materia ricca di potenziale, estremamente duttile si presta a molteplici possibilità di utilizzo, possiede una speciale capacità di trasformazione in segni, lettere, numeri, forme, tanto da risultare carico di espressività, di valenze, di significati, di evocazioni, grazie anche all’intensa gamma di colori.

L’indagine della luce nell’arte tramite l’utilizzo del Neon spazia attraverso svariati ambiti, dall’approccio linguistico (come per i primi americani, i minimalisti, i concettuali), all’approccio sentimentale quasi poetico (come nel caso di artisti quali Maurizio Nannucci, Alfredo Jaar), all’approccio politico (tipico di Maurizio Cattalan, Valerio Rocco Orlando, Claire Fontaine), fino alle dimensioni geometriche, architettoniche, urbane.

L’esplorazione della luce è sempre stato un elemento importante nella ricerca artistica… questa diciamo che è una luce più tecnica, industriale, tecnologica ma che è diventata una luce più calorosa.”, racconta Pietromarchi.

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