Il tempio di Venere rivive dopo 26 anni

Dopo 26 anni torna a rivivere il Tempio di Venere, il più grande edificio religioso dell’impero romano.
Approfondite ricerche e molteplici interventi di restauro, condotti dalla Sopraintendenza, hanno consentito al pubblico di godere del magnifico complesso fatto realizzare dall’ imperatore Adriano sulle pendici della Velia a partire dal 121 d.C. e inaugurato dal suo successore Antonino Pio nel 141.
Lo scopo della costruzione era quello di omaggiare la madre di Enea, il mitico fondatore di Roma. Il tempio di Venere, però, fungeva anche da simbolico politico poiché l’imperatore filosofo voleva creare una sintesi tra il passato e il futuro della città, tra Occidente ed Oriente, tra Aeternitas e Fortuna.

L’edificio sacro era stato costruito nel luogo in cui vi era l’atrio della Domus Aurea, della quale è rimasto l’orientamento e se ne sono riutilizzate parzialmente le fondazioni. Grazie ai quasi trent’anni di restauro, costati oltre 264mila euro, al tempio non solo è stata data la riapertura al pubblico ma anche la sua veste originaria.
Per molto tempo, infatti, le due metà dell’edificio sono rimaste separate l’una dall’altra ed addirittura soggette a due differenti amministrazioni:  il Comune di Roma amministrava la cella di Venere, che faceva parte dell’Antiquario Forense, mentre il Ministero per i Beni Culturali e Ambientali controllava la cella di Roma, trasformata in un piccolo parco urbano. Il manto asfaltato, poi, è stato sostituito con dell’erba.
Il restauro rientra nel programma di messa in sicurezza dei resti della Roma antica, per renderli totalmente visitabili dai turisti.

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