In viaggio con Maria Orioli e le sue ‘Cose Viste’

 

Coglie e ferma lo sguardo, le statue riprendono forma nello spazio, fondendosi e creando immagine nell’immagine”, è quanto si racconta di Maria Orioli, fotografa scomparsa lo scorso aprile la cui eredità artistica è stata donata alle Raccolte Museali Fratelli Alinari.

È proprio la Fondazione Alinari ad omaggiare la fotografa e di conseguenza la sua innocente e pulita Venezia, città che visse e sviscerò per mezzo della sua arte, con una mostra al MNAF, Museo Nazionale Alinari della Fotografia, fruibile fino al 30 luglio. L’esposizione si intitola ‘Cose Viste’, nel titolo rivive l’ispirazione a ‘Choses vues’ di Victor Hugo poiché sia la mostra della fotografa sia il volume dello scrittore francese hanno in comune l’essenza: sono la raccolta di tanti anni di peculiare attività.

‘Cose Viste’ espone più di 100 fotografie in bianco e nero, sono fotografie con l’anima di un ricordo e della testimonianza tramandata e sempre viva di quel ricordo, il ricordo innanzitutto di una Venezia silenziosa, lontana dal clamore contemporaneo che ne perde i tratti più autentici, quella città così come Maria Orioli la conobbe e visse in base soprattutto alla sensibilità del suo ‘vedere’, “E’ una viaggiatrice, senza dubbio alla ricerca dell’anima della realtà piuttosto che di una, sia pur suggestiva, cartolina”, spiega Italo Zannier. Da ‘viaggiatrice’ infatti la fotografa fa del suo obiettivo fotografico quasi l’estensione del suo occhio interiore e si poggia sui dettagli di paesaggi, angoli urbani, personaggi, gesti, tanto da fornire una genuina immagine della sua cultura e contemporaneamente di ciò che dagli anni sessanta fotografa, che non si ferma alla città lagunare ma va da Venezia alla Cina, dal Marocco all’Irlanda, da Roma alla Tuscia, dalla Francia alla Russia all’America.

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