L’inganno del ‘Martirio di San Lorenzo’

Il dipinto ‘Martirio di San Lorenzo’, rinvenuto nella capitale italiana tra i beni della Compagnia di Gesù, è stato oggetto di dubbi e perplessità.

L’immagine dell’opera, dopo esser stata diffusa sul quotidiano della Santa Sede lo scorso 18 luglio, ha stimolato subito curiosità e nessi caravaggeschi. A smentire, però, qualsiasi appartenenza all’artista ci ha pensato il direttore dei Musei Vaticani, Antonio Paolucci, il quale così parla a L’Osservatore Romano: “Il livello qualitativo della tela che si conserva nella sagrestia della Cappella dei Nobili al Gesù di Roma è modesto. Bella l’idea del San Lorenzo drammaticamente dialogante sulla graticola del suo martirio, suggestivi i ceffi dei manigoldi impegnati nell’esecuzione atroce. Poi però guardi da vicino e vedi mani prospetticamente sbagliate, anatomie goffe e disarticolate nei nudi in secondo piano sulla destra, panneggi incerti, stesura pittorica inadeguata.”.

Ad un occhio esperto, dunque, le differenze sono evidentissime e la qualità in questa tela manca, cosa che ovviamente non accade nelle opere del Caravaggio. Infatti, lo stesso Paolucci continua: “la qualità non c’è mentre in Caravaggio c’è sempre e altissima anche quando (si pensi all’Amorino dormiente o al Wignancourt di Palazzo Pitti) egli usa il massimo della sprezzatura e il minimo delle risorse espressive. La mia opinione è che si tratti di una copia antica da un’originale non di Caravaggio (altrimenti ce ne sarebbe traccia nelle memorie documentarie e nelle fonti) ma piuttosto di un suo ‘creato’, forse di ambito napoletano, alla Battistello Caracciolo”.

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