“Inside the whale”, una riflessione e riformulazione della condizione umana

Al FaMa Gallery di Verona, fino al 17 marzo, “Inside the whale”, una mostra a cura di Matteo Pollini. Il titolo è un esplicito richiamo all’omonimo saggio del 1940 di George Orwell “Nel ventre della balena” dove lo scrittore britannico, attraverso la metafora della figura di Giona rinchiuso nel ventre di una balena, espone il concetto della condizione ideale dell’uomo, che incapace di confrontarsi con il mondo si rifugia “nel ventre della balena”. La mostra, difatti, è una riflessione, e forse anche una critica, sulla condizione attuale dell’uomo che, seppure con dinamiche differenti, “scappa come Giona” dalla realtà diretta non assumendosi le responsabilità delle proprie azioni ma preferendo vivere al sicuro seguendo schemi ormai preconcetti e standardizzanti.

Proprio la condizione di “irresponsabilità” in cui si muove l’uomo attuale, il viaggio “nel ventre della balena” è percorso, esplorato, ridefinito, attraverso gli occhi di tre giovani artisti: Gabriele Beveridge, Elena Damiani e Koki Tanaka.

Gabriele Beveridge, nata nel 1985 ad Hong Kong ma attiva a Londra, utilizza materiali con un forte valore simbolico: vecchi arredi, vecchi schermi, foto di riviste e tabloid, oggetti che si sono insinuati nella quotidianità e li elabora con pittura e vernice, aggiunte e sottrazioni, fino a comprometterne il loro contesto originario.

Elena Damiani, artista peruviana nata nel 1978 ma trasferita a Londra, si concentra sul rapporto tra immagine e architettura traendo, in particolare dall’osservazione degli scavi archeologici, il significato caduco dell’esistenza umana. Così l’artista rielabora quel “passato” transitorio che non c’è più, creando immagini completamente nuove, per un “futuro riformulato”.

Koki Tanaka, artista giapponese del 1979 che vive a Los Angeles, interagisce con oggetti e situazioni comuni stravolgendo il significato convenzionale che hanno in rapporto con il loro contesto, l’intendo è di ridefinirne le funzioni, o quasi di scoprirne potenzialità nascoste, in modo quasi ludico, se non critico. In un video, “Approach to an old house”, una vecchia casa abbandonata diventa teatro di performance, come scalare una montagna di sedie.

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