“Ipazia, una donna dalla storia infinita”

Ipazia, una delle donne e figure più celebrate in romanzi, poesie, opere teatrali, quadri, ad ormai circa 1600 anni dalla sua tragica morte, la sua storia fa ancora parlare di sé. È così che le Associazioni Culturali ed Artistiche, Armònia, Gruppo Pittori Fondazione Esperienze di Cultura Metropolitana, la Biblioteca Civica Multimediale Archimede di Settimo Torinese, presentano la mostra “Ipazia, una donna dalla storia infinita”. La mostra inaugura il 2 marzo e proseguirà fino al 24 dello stesso mese, sarà scandita anche da giornate dedicate a convegni e discussioni. A rendere ancora più suggestiva l’iniziativa è la sede espositiva, l’Ecomuseo del Freidano di Settimo Torinese, interessato da numerosi tratti architettonici intrecciati tra le caratteristiche naturali del territorio.

Ipazia è stata una straordinaria donna di rara modestia ed intelligenza, incantevole bellezza, grande eloquenza, ottenne tantissimi successi nella letteratura e nella scienza. Nonostante l’assenza di opere autografe e di riferimenti espliciti, fonte attendibile della ricostruzione della sua figura sono gli scritti del suo allievo Sinesio e dell’enciclopedia storica La Suda nella quale è sostenuto che ella “fiorì durante il regno d’Arcadio”, il che comporterebbe la data di nascita  di Ipazia dal 355 al 368 d.C, anche se parte degli studiosi indicano come anno della sua nascita il 370. Ipazia nacque ad Alessandria d’Egitto e fu una matematica, astronoma, filosofa, inventrice (inventò l’astrolabio, il planisfero, l’idroscopio), talenti che ereditò da suo padre, matematico e filosofo, Teone di Alessandria. Fu esponete della scuola neo-platonica di Alessandria  e rappresentante della filosofia neo-platonica pagana, visse in un clima di invidie, calunnie e gelosie dal quale scaturì il suo omicidio, era il mese di marzo del 415, un gruppo di cristiani “dall’animo surriscaldato, si misero d’accordo e si appostarono per soprendere la donna mentre faceva ritorno a casa. Tiratola giù dal carro, la trascinarono fino alla chiesa e la uccisero usando dei cocci. Dopo che l’ebbero fatta a pezzi membro a membro, cancellarono ogni traccia dei brandelli del suo corpo bruciandoli”, scrisse Socrate Scolastico. Il filosofo pagano Damascio, cento anni dopo la morte di Ipazia, ne scrisse la biografia nella quale a sua volta descrisse “Una massa enorme di uomini brutali, veramente malvagi… uccise la filosofa… e mentre ancora respirava appena le cavarono gli occhi”. Questo atroce episodio di fanatismo religioso e di ripudio della cultura e della scienza ha fatto di Ipazia una martire laica del pensiero scientifico.

Ipazia, una donna dalla storia infinita”, con la relazione critica e presentazione a cura di Valeria Massa e Antonio Zappia, espone oltre 30 lavori tra cui olii, acrilici, acquerelli, tecniche miste, collages, fotografie, terrecotte, sculture in metallo e quant’altro, ricreando un percorso dove in un certo senso ‘restituire giustizia’ all’icona della ‘scienza al femminile’, bisognerà infatti attendere il settecento per ritrovarne altre.

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