La Città dell’Anima, il Disebocchio

Il mese di ottobre nella città di Brescia offre un’interessante mostra, carica di “parallelismi” e “complementarismi”. Il progetto “La Città dell’Anima il Disebocchio” è visitabile nella Sala dell’Affresco nella maestosa sede del Museo di Santa Giulia, sito dell’Unesco, ed è curata da Alberto D’Atanasio, storico e docente d’Arte e semiologo dei linguaggi non verbali, con la prestigiosa collaborazione di Arturo Bettoni, memoria storica della città.

La mostra indaga sui luoghi della nostra esistenza, che siano essi reali o immaginari, ma lo fa attraverso un percorso insolito che innanzitutto qualifica il semplice “scarabocchio”, di quelli che producono i bambini, o gli adulti quando disegnano distrattamente su un foglio, su un post-it, su un giornale, su una rubrica telefonica mentre sono a telefono o sovra pensiero, trasformandolo a tutti gli effetti in un “disegno”, in una forma espressiva dell’anima: le semplici “linee” di uno scarabocchio diventano il manifesto di ricordi, sentimenti, speranza, rabbia, repressione, è così che nasce il “disebocchio”.

È il disebocchio a tracciare la “Città”, ed è il parallelismo che si crea tra “Anima” e “Città”, che non ci giunge del tutto nuovo basti pensare alla filosofia platonica della tripartizione dell’anima strettamente legata alla tripartizione della polis, il fulcro della mostra. “La Città” in questo progetto non è concepita come un centro abitato magari contrapposto alla campagna, al contado, ma piuttosto come un “luogo non luogo”, che non ha mura o linee di confine ma dove sono i sogni, i ricordi, le speranze, “l’anima”, quell’anima che c’è dietro ad uno “scarabocchio”, dietro al “disebocchio” a tracciare strade, vie, vicoli.

Gli esecutori di questo ambizioso e particolare progetto sono artisti quali Luca Dall’Olio, Ciro Palumbo, Massimo Sansavini, autori di notevole spessore artistico con tre stili diversi di rappresentazione ma accomunati dalla visione di un immaginario fantastico e dall’uso di brillanti ed improbabili cromie.

Dall’Olio dipinge la città come se fosse guardata da fuori, Palumbo la rappresenta invece da dentro come se i suoi orizzonti fossero osservati da una finestra, e Sansavini propone la “sua città” dall’alto, percependone le linee create dalla rete viaria e le variazioni a cui i confini sono soggetti col tempo.

Ad essere coinvolti nel “disebocchio” sono anche i bambini chiamati ad immaginare la loro città ideale attraverso dei laboratori con gli artisti. “L’Anima del museo sono gli artisti che lo colorano e i bambini che ne colgono la magia”, afferma Fausto Lechi, presidente Fondazione Brescia Musei.

L’ingresso alla “Città dell’Anima, il Disebocchio”, visibile fino al 28 ottobre, è gratuito.

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