La passione per l’archeologia di Sigmund Freud in mostra a Bolzano

Sigmund Freud nella storia della nostra conoscenza è lo scienziato, filosofo, psicologo al quale si deve lo studio della psicanalisi, l’interpretazione dei sogni, la scoperta dell’inconscio, i concetti sulla sessualità e le sue interazioni e svariati altri studi ed applicazioni.

Eppure, con non poca sorpresa, tra le molteplici sfumature della sua geniale personalità c’è una spiccata passione per l’archeologia.

Nella mostra “Divina Follia. Freud archeologo” vengono esposti tutti i reperti archeologici collezionati dallo scienziato.

Questi oggetti saranno in mostra per la prima volta in Italia, arrivano direttamente dal Freud Museum di Londra nel quale sono conservati dopo che nel 1938 Freud era riuscito a portarli con sé in seguito all’abbandono forzato di Vienna.

Si tratta di una selezione di manufatti e suppellettili antichi tra una collezione di oltre duemila reperti originali provenienti da scavi egizi, etruschi, greci, romani e civiltà come quella indiana e cinese. Tra statuine, oggetti scelti, immagini della mitologia, Dei e Dee, che hanno dato un significativo spunto alle teorie della sua nuova scienza, troviamo: una figura femminile di epoca siriana in terracotta accanto ad un Eros del II secolo a.C; una coppia di figure, in steatite, Amenofi I e la madre Ahmose  –  Nefertari; una statuetta bronzea di Venere del I secolo d. C; la testa di Osiride; una statuetta in bronzo che raffigura Iside che allatta Oro bambino; Atena, statuetta preferita da Freud, una copia romana da un originale greco del V secolo a. C.

Ho letto più di archeologia che di psicologia. I miei vecchi e sudici Dei, mi mettono di buon umore e mi ricordano tempi e luoghi lontani“, annotava il padre della psicanalisi.

Quella per l’archeologia è una passione poco nota del grande studioso, che ora viene raccontata da “Divina Follia. Freud Archeologo“, la mostra sarà aperta al pubblico dal 2 dicembre al 29 gennaio 2012 alla Galleria civica di Bolzano, piazza Domenicani, sotto la cura di Francesco Marchioro.

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