Le riflessioni di Emilia Faro in “Regole d’oro”

La Galleria Ermanno Tedeschi, dopo l’inaugurazione invernale della nuova sede torinese, ospita fino al 9 giugno la personale dell’artista Emilia Faro.

Nata in Sicilia, iniziò fin da piccolissima ad appassionarsi al mondo dell’arte. Studiò a Parigi perfezionando la sua tecnica alle Accademie del Museo del Louvre. La giovane artista “disegna sentimenti”, i suoi dipinti sono il frutto della sua intima riflessione sulla vita. Opere che partono dalle esperienze personali e appaiono quasi come immagini “impalpabili”, sembra che a disegnare siano i suoi occhi attraverso le emozioni evocate dall’osservazione, non le sue mani.

Prima erano ritratti di volti e figure femminili, da un paio di anni, invece, sono i bambini ad essere diventati lo strumento attraverso il quale comprendere il mondo, la vita, la morte, l’animo umano e le sue paure e fragilità.

Interrogando l’infanzia l’artista esprime la necessità di interrogare e scavare in se stessa, in quelle che erano le paure e le necessità che aveva da bambina. I bambini simboleggiano per la Faro la vera natura umana, sicuramente i soggetti più vulnerabili ed esposti ai maggiori pericoli ma anche coloro che sanno puramente meravigliarsi, stupirsi, emozionarsi, come sa fare solo chi “scopre” qualcosa per la prima volta. Queste esperienze, e soprattutto la successiva riflessione sulle regole che la società e gli adulti impongono reprimendo la vera natura umana, diventano ritratti, disegni ed acquerelli.

Regole d’oro”, come spiega il titolo della personale, bambini dinanzi alle prime scoperte con volti talora assennati, tristi, talora imbronciati, interrogativi, posti da un lato di fronte al desiderio di trovare la propria identità, e dall’altro di fronte alla necessità di ubbidire alle regole imposte.

La spontaneità della loro natura, ma al contempo pressata dalle regole, si spiega in una serie di disegni e acquerelli su carta il cui significato viene reso ancora più chiaro dalle didascalie di accompagnamento scritte nella lingua universale dell’Inglese. “Do not miss with electricity” è un acquerello su carta, l’immagine di un bambino che gioca con dei cavi elettrici, “Respect all creatures” illustra un bambino alla prima scoperta delle tartarughe marine, “Do not play with fire” presenta un bambino con una sigaretta in bocca, “Do not beat your little brother or sister” mette in scena il volto tumefatto e imbronciato di una bambina a braccia conserte. Il colore predominante per questi e i tanti altri lavori in mostra è il blu indaco che, per l’artista, insieme al bianco, riflette alla perfezione la tematica.

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