‘L’Origine del Mondo’ di Courbet fu tagliata a metà. Ritrovata la parte superiore della tela

LOrigine del Mondo’, il quadro di Courbet che all’epoca creò scandalo per il suo realismo, è stato oggetto di una “Scoperta miracolosa”, come afferma il settimanale Paris Match che ne ha reso nota la notizia: il quadro, un olio su tela di 46 x 55 cm risalente al 1866, ritrae un sesso femminile in primo piano, mai osato prima nella storia della pittura, per circa un secolo e mezzo la tela è stata avvolta dal mistero poiché non si era a conoscenza del soggetto del dipinto, del viso e della storia della donna ritratta, un appassionato d’arte ha scoperto il secondo pezzo, quello che riproduce il viso della modella.

Sembra che ‘L’Origine del Mondo’ fosse stato ritagliato a metà e che in realtà facesse parte di un ritratto a figura intera, dopo anni di inchieste, perizie e analisi a colpi di test spettrografici e chimici, la parte superiore del quadro è stata autenticata dal massimo esponente mondiale di Courbet, Jean Jacques Fernier che non ha dubbi: le due tele, il basso e l’alto, combaciano, la tela è identica, stessa struttura, stessa età, stessi fili della trama, stessi pigmenti. La modella del dipinto è Joanna Hiffernan, un’irlandese detta Jo già ritratta dal “Maledetto realista” (come Courbet era sprezzantemente definito dai suoi detrattori accademici) in altri quadri.

A commissionare a Jean Désiré Gustave CourbetL’Origine del Mondo’ fu il diplomatico turco e ambasciatore Khalil Bey, la parte conosciuta del quadro si ferma all’altezza del seno ed è un nudo che non cede a compiacimenti erotici ma appare quasi asettico tanto è preciso e realistico nell’interpretazione, prima di essere trasferito al Musée d’Orsay passò da un collezionista all’altro, la ritrovata parte superiore, invece, mostra il viso della donna, adagiata sul letto leggermente inclinata su un fianco, i capelli lunghi sulle spalle, gli occhi che guardano verso l’alto.

‘L’Origine del Mondo’ si inserisce nella riproduzione ‘scabrosa’ di Courbet concentrata nei tardi anni ’60, “Era di sozzi costumi”, raccontava Borromeo, “La pittura può consistere soltanto nella rappresentazione del vero, dopo aver discusso sugli errori dei romantici e dei classici levai una bandiera che si convenne chiamare Arte Realistica”, rispondeva Courbet, ed in questa sua affermazione c’era tutta la sua dirompente carica rivoluzionaria, anticonformista, e la sua ricerca della realtà che spesso era più che altro una precisa posizione culturale e politica, come si può evincere da un altro suo quadro, eseguito sempre nel 1866, che avrebbe avuto un alibi politico, serviva a fustigare i costumi corrotti del secondo impero, rappresentava una scena d’amore saffico con straordinaria verità ed una ricchezza cromatica degna degli antichi maestri, ed impose Courbet sulla scena artistica come uno dei più grandi pittori della bellezza femminile.

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