L’Orizzonte degli eventi di Maurizio Mochetti

La Galleria Stefania Miscetti diventa “Orizzonte degli eventi”, è il progetto di Maurizio Mochetti esposto negli spazi della Galleria di Roma fino al 30 settembre.

Mochetti fin dai suoi esordi artistici è fortemente interessato alla tecnologia come strumento attraverso il quale realizzare le sue idee, “l’opera d’arte è l’idea, il progetto” afferma l’artista. È la luce, intesa come materia, nella sua fisicità, ad essere l’elemento verso il quale maggiormente si orienta e quello di cui si serve per esprimersi.

Il titolo “orizzonte degli eventi” si riferisce alla sua accezione più diffusa, quella della relatività generale di Einstein e legata al concetto di buco nero. Secondo questa teoria lo spazio e il tempo formano un unico complesso con 4 dimensioni reali. È la superficie di un buco nero il limite dove lo spazio-tempo è piegato così fortemente che non è più possibile tornare indietro. L’orizzonte degli eventi può essere attraversato in un solo senso perché la forza gravitazionale esercitata dal buco nero rende tale azione irreversibile. In questo modo il concetto è strettamente legato al limite dell’Universo osservabile.

Difatti allo stesso modo “l’universo” creato da Mochetti è un evento che può essere visto solo in uno specifico spazio-tempo. Lo spazio è quello dello Studio Miscetti e degli ambienti ad esso contigui, ed il “tempo” è preferibilmente quello delle ore serali dove il protagonista dell’istallazione, la luce laser, è visibile più nitidamente.

L’orizzonte degli eventi” di Maurizio Mochetti è creato da un fascio di luce laser di colore rosso che idealmente unisce quattro ambienti di vita spazialmente contigui ma concettualmente distanti, se non addirittura opposti, tra loro attraversandoli: la galleria d’arte, l’abitazione, il lavoro, il carcere.

Il laser compie un percorso che parte dalla Galleria, continua lungo l’abitazione e lo studio dell’artista e quelli di due architetti e collezionisti, ed infine travalica all’esterno come se si liberasse dai limiti ma invece si arresta sul muro di cinta del carcere romano Regina Coeli, e quella che sembrava essere un’evasione si trasforma nell’impossibilità di procedere oltre.

La mostra è così un’affascinante relazione tra concetti opposti “positivi” (la casa, lo studio, l’arte) e “negativi” (la reclusione, il carcere); tra spazio e tempo, e la luce, che è per antonomasia impalpabile, inafferrabile, sembra acquistare consistenza.

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