L’umanità di domani espressa da Gianni Cuomo in “Il luogo dove esistere”

Nella Galleria Marelia di Bergamo, dal 4 febbraio al 15 marzo, Gianni Cuomo, artista Milanese, esporrà quella che è la sua “critica sociale” attraverso le sue sculture. È l’individuo il centro delle riflessioni e delle sperimentazioni dell’artista, l’individuo della società contemporanea la quale pretende dalle prestazioni umane sempre più praticità, materialità, meccanicità, soffocando e quasi dimenticando l’umanità, l’essenza di cui sono fatti gli uomini.

Gianni Cuomo, dopo gli interventi di modifiche e deformazioni sui manifesti pubblicitari affissi sulle mura delle strade di Milano, la “radiografia” della realtà di strada, volti e scorci metropolitani realizzati con mix di fotografia, pittura e collage, Cuomo inizia ad impiegare la scultura, realizzata con materiali di recupero come carta, cartone, legno, metallo, per portare avanti la sua critica sociale, ed elimina il colore, avvalendosi solo del bianco e del nero.

Oggetto delle sue sculture sono delle figure antropomorfe paradossali, “omuncoli” attraverso i quali l’artista cerca di spiegare le metamorfosi umane. Gli “umanoidi” di Cuomo sembrano essere il risultato di un cambiamento genetico, di uno stato post-umano, fisico e psicologico, dell’individuo, al quale l’uomo è giunto rapportandosi con la realtà circostante, la personale difatti si intitola “Il luogo dove esistere”. Queste sculture rappresentano quantomeno l’idea di come potremmo essere domani, specchi di noi stessi le cui espressioni sono spesso solitarie e meditative e sui loro corpi ci sono i segni di un’evoluzione disarmonica e soprattutto iper-tecnologica, difatti la “pelle” sembra essere tutta un impiastro di segni sconnessi tipici di un computer in black-out sistemico.

Nella personale dell’artista a testimoniare la sua critica, oltre alle sculture dei suoi “omuncoli di domani”, vi sono anche disegni ed istallazioni.

“Il luogo dove esistere” è a cura di Paola Silvia Ubiali.

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