“Manet. Ritorno a Venezia”

 

Lo ‘scandalo della verità’ di Edouard Manet torna a Venezia, città cara all’artista parigino che gli dedica un evento come nessuno prima d’ora. La mostra dal titolo “Manet. Ritorno a Venezia” rievoca appunto i soggiorni nella città lagunare che Manet fece durante i suoi viaggi in Italia.

La mostra si presenta come un’occasione perché affronta un tratto peculiare della sua arte: i modelli culturali da cui fu ispirato. È Palazzo Ducale che fino al 18 agosto presenta un’ottantina di opere del maestro, tra dipinti, disegni, incisioni, documenti, tele. La rassegna è progettata su iniziativa della Fondazione Musei Civici di Venezia, curata da Stephen Guegan, ed è soprattutto frutto della collaborazione con il Museè D’Orsay di Parigi, istituzione che conserva il maggior numero di capolavori del pittore e quindi dei suoi prestiti per l’occasione, oltre che di tante altre istituzioni internazionali e collezionisti privati.

Lo scopo di “Manet. Ritorno a Venezia” è quello di ripercorrere i tratti salienti dell’arte del maestro parigino e, nel farlo, gettare attenzione ai legami con gli artisti che ammirava e ai quali spesso si ispirava: Tiziano, Rembrant, Tintoretto, Lotto, Velasquez,Delacroix, Degas ed altri. Difatti la mostra si organizza in numerosi accostamenti: alla provocatoria e al tempo scandalosa ‘Olympia’, che per la prima volta lascia lo spazio del Museè D’Orsay, è accostata la più pudica ‘Venere d’Urbino’ di Tiziano alla quale è chiaramente ispirata e che riprende anche il tema della ‘Maja nuda’ di Goya e ‘l’Odalisca con schiava’ di Ingres; il ‘Ritratto di Emile Zola’, amico e sostenitore dell’arte di Manet è accostato con il ‘Ritratto di giovane gentiluomo’ di Lorenzo Lotto. Durante il percorso espositivo sono presenti tele di nature morte, si passa poi alle tele che testimoniano l’influenza spagnola in particolare di El Greco, Goya, Velasquez, si arriva alle opere degli anni della maturità, si conclude con un omaggio a Venezia con i suoi scorci, opere realizzate durante i soggiorni di Manet in città.

Genio incompreso del suo tempo, provocatore ‘scandaloso’ e trasgressivo alla stregua della sorte di Pissarro o Courbet, Edouard Manet ebbe molte difficoltà nell’affermare la sua arte tra la Cultura Accademica benpensante del tempo, i suoi lavori inizialmente furono accolti in esposizioni alternative a quelle ufficiali ed elitarie dei Salons: nel Salon del Refuses nel quale espose ‘La colazione sull’erba’ il dipinto che segnò l’inizio della sua tormentata carriera artistica non solo per la presenza del nudo ma soprattutto perché la figura rappresentata era una ragazza non una dea o un personaggio mitologico, venne dunque tacciato di aver abbandonato il linguaggio accademico della mitologia, anche questo dipinto è esposto nella mostra veneziana ma attraverso una sua copia eseguita l’anno successivo dall’artista.

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