Marina Abramovic per “Posto Fisso” di Mario Carbone

S.t. Foto Libreria Galleria, Roma, presenta fino al 10 ottobre, la mostra “Mario Carbone, Posto fisso. Marina Abramovic e Ulay a Bologna 1977”.

La rassegna si inserisce nell’ambito del circuito di Fotografia Festival Internazionale di Roma che quest’anno è dedicato al tema del lavoro.

“Posto Fisso” ha il merito di omaggiare congiuntamente sia il lavoro di Mario Carbone, sia quello di Marina Abramovic.

Mario Carbone inizia la sua carriera artistica dalla fotografia, si interessa all’ambito cinematografico come operatore e regista di documentari, filma e immortala momenti di indagine sociale, si dedica a cortometraggi, inchieste, ritratti, produzioni per cinema e tv. Nel 1977 unisce la duplice attività di documentazione foto-cinematografica e con entrambi i media segue gli interventi che Marina Abramovic tiene a Bologna alla Galleria d’arte Moderna in occasione della Settimana Internazionale della Performance.

Marina Abramovic , dal canto suo, è considerata la madre della body art e della performance. Peculiarità dei suoi lavori, provocatori ma pregni di significato, è l’amore per la conoscenza dei limiti umani. Limiti psicologici e fisici che servendosi della sua arte scava ed estrae, mettendosi spesso alla prova in prima persona e rendendosi quindi protagonista. È quello che accadde con “Imponderabilia”, una delle creazioni più note e discusse dell’artista serba, messa in scena nel 1977 e riproposta varie altre volte negli anni a seguire. La performance vedeva Abramovic e Ulay, suo partner dell’epoca, entrambi integralmente nudi posizionati uno di fronte all’altro in un varco stretto organizzato nell’atrio del museo in modo da ricreare una sorta di “porta umana” che costringeva il pubblico a varcarla. I visitatori erano dunque chiamati a transitare ruotando il proprio corpo verso uno dei due performer. Una telecamera a circuito chiuso registrava le reazioni di ciascuno a contatto con i due corpi nudi e ritrasmetteva la scena in ritardo di qualche minuto di modo che coloro che superavano la porta potessero rivedere la propria reazione. Una performance che “registra” i limiti e gli urti impercettibili della comunicazione.

Ciò che viene presentato nella mostra “Mario Carbone, Posto fisso. Marina Abramovic e Ulay a Bologna 1977” sono proprio le immagini e il cortometraggio realizzato a suo tempo da Carbone sulla performance di Abramovic, si tratta di: dieci stampe in bianco e nero dedicati alla preparazione e all’esecuzione della performance, il breve documentario diretto da Carbone, una selezione di foto a colori di piccolo formato tratte dai frame del documentario.

In occasione della mostra, la Galleria propone altri documenti sull’arte del Novecento di Mario Carbone per regalare una panoramica più ampia della sua attività.

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