Mark Jenkins stupisce Roma

Fino al 26 aprile, le “performance cittadine” di Mark Jenkins saranno alla Galleria Wunderkammern, Roma.

La mostra è frutto della ricerca che l’artista, da febbraio, ha voluto eseguire con la “collaborazione” delle strade di Roma.

Mark Jenkins, nato a Washington nel 1970, è noto a livello internazionale per la sua arte che dissemina negli spazi urbani delle grandi metropoli, Roma arriva dopo Washington, Londra, New York, Los Angeles, Baltimora, Rio de Janeiro, Barcellona, Mosca, ad ospitare le creazioni dello “street artist”.

Vere e proprie istallazioni temporanee, i soggetti sono manichini, umanoidi, o singoli arti di essi, che spuntano fuori dai luoghi più impensati delle strade della capitale, attirando l’attenzione dei passanti le cui reazioni sono esse stesse parte dell’arte di Jenkins. Passanti incuriositi e turbati che si fermano e osservano, le opere di Mark sembrano provocare reazioni che le scene più realistiche e losche della nostra quotidianità non sanno più generare, forse per “l’abitudine”, così il progetto mira a colpire in modo critico e riflessivo l’umanità di oggi, “cioè che siamo” e il patrimonio di esperienze culturali, politiche, quotidiane che viviamo.

L’artista lavora con la nostra città, con i suoi marciapiedi, i suoi palazzi, le sue strade, ma soprattutto con la coscienza di chi ci vive, ponendo dei manichini “senza sguardo”, vuoti, ma con sembianze molto simili alle nostre, in abiti comuni, nelle situazioni e nelle posizioni più strane e provocatorie.

Gli “umanoidi” di Jenkins sono, così, contestualizzati in situazioni assurde: un paio di gambe penzolano dall’interno di un bidone, un fantoccio è appeso su un tetto, un altro schiaccia un pisolino su un’amaca creata dalla rete arancione dei cantieri, un braccio con un mazzo di fiori in mano che fuoriesce da un muro, un manichino riverso a terra e ricoperto di rifiuti, e tantissime altre soluzioni volte a suscitare destabilizzazione, coinvolgimento, attenzione su realtà spesso inosservate e provocare così le reazioni dei passanti che rappresentano, per tanto, l’aspetto più significativo del suo operato.

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