Mattoncini Lego a ricostruire ed abbellire la città, è il Dispatchwork

Sono edifici, case, pavimentazione, ciò che caratterizza l’aspetto di una città, in sostanza pietre, cemento, mattoni, fare uso di mattoncini è piuttosto la colorata idea di Jan Vormann, artista tedesco, un certosino amante dei dettagli che nota e crea.

Durante l’edizione 2007 di “20eventi”, consueto festival di arte contemporanea che si svolge a Roma, il giovane artista rimane colpito dalla realtà urbana di Bacchignano, borgo medievale nei pressi della capitale, il suo genio ha riflettuto sul principio costruttivo di quegli edifici: la poliedricità dei materiali, delle forme, dei colori, superfici coerentemente incoerenti, contrastanti, eppure con un’armonia del tutto peculiare, dove avanzi di mattoni, di pietre, non vengono stipati o buttati via ma impiegati per aggiustare un altro palazzo o aggiunti a quello originale, quello che importa all’assemblaggio è il senso di stabilità piuttosto che l’apparenza.

Ispirato da questo concetto, Vormann inizia a colmare crepe, vuoti, di strade, mura, o semplicemente abbellire spazi cittadini particolarmente monotoni e mono tono, a costruire, o meglio, ricostruire, con un materiale originale ed artistico: mattoncini, i famosi e colorati mattoncini di origine danese che nel loro nome ‘Lego‘ ne spiegano già la funzione, questa volta oltre che tra loro vanno a legarsi alla realtà urbana. Gli inediti interventi di Vormann lanciano il Dispatchwork, questo il nome dell’ultima soluzione di street art.

Le piccole istallazioni del progetto che unisce la funzionalità della manutenzione alla creatività dell’arte, architettura e gioco, si possono trovare nelle più celebri città del mondo, a Bocchignano, a Venezia, come a New York, Amsterdam, Berlino, Zurigo, Barcellona, Nicosia e decine di altri luoghi. Passeggiando per gli spazi urbani, di un edificio corroso dal tempo, di una strada dissestata, salta all’occhio quel frammento di ‘costruzione’ di colore e fantasia che va ad interagire, sanare, o semplicemente imbellire, le altrimenti ordinarie o rovinate ‘costruzioni’ cittadine.

E forse quella scintillante soluzione artistica che richiama l’attenzione è anche una ‘terapia’, una sosta mentale per tutti al frenetico e troppo spesso impersonale vivere quotidiano.

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