“Novecento. Arte e Vita in Italia tra le due guerre”

In funzione delle mutate esperienze economiche e politiche frutto della Grande Guerra del 1914-1918, la cultura italiana, fino al tragico epilogo del secondo conflitto mondiale, si sentì investita da una ‘missione’: quella di ricreare attraverso i suoi migliori artisti del tempo nuove espressioni artistiche per il Novecento.

È questo il lasso di tempo che i Musei San Domenico a Forlì, fino al 16 giugno, si propongono di ripercorrere con una mostra a cura di Fernando Mazzocca dal titolo “Novecento. Arte e Vita in Italia tra le due guerre”. Niente di più esplicativo del titolo stesso che subito lascia intendere il punto focale dell’esposizione: offrire una visione a tutto tondo del rapporto tra le arti e le espressioni della vita e del costume, mettendo a confronto svariati artisti.

La mostra è divisa in sezioni e presenta i grandi temi affrontati nel ventennio tra le due guerre mondiali dagli artisti che subito dopo la crisi delle avanguardie storiche aderirono alle direttive del regime e da coloro che hanno attraversato quel clima alla ricerca di un nuovo rapporto tra tradizione e contemporaneità. La ‘parola d’ordine’ fu Ritorno all’Ordine, l’unica strada secondo i principi teorizzati da Massimo Bontempelli, il più lucido interprete del ‘900, un ritorno all’ordine che non era un semplice ritorno al passato ma una ripresa di quei canoni classici, antichi, in quanto forma di ispirazione per gli artisti contemporanei e la loro ‘mitologia’ contemporanea. Attraverso i maggiori protagonisti di quel Novecento, come Carrà, De Chirico, Picasso, Derain, Bolla, Depero, Oppi, Dottori, Sironi, Guttuso, Martini, Marzù e tanti altri, ci fu quindi il recupero della tradizione pittorica, la purificazione delle forme, il rifiuto di spericolati sperimentalismi, il grande ritorno al Quattrocento italiano e a l’arte antica, classica, viste come modello per la contemporaneità, Giotto, Masaccio, Mantegna, Uccello, Piero della Francesca apparvero particolarmente vicini.

L’armonia tra tradizione e contemporaneo non vide come ‘adepti’ solo la pittura e la scultura, ma l’architettura, il cinema, la moda, le arti grafiche, decorative, centinaia di opere, dunque, in mostra, come anche cartelloni, murali, mobili, oggetti d’arredo, gioielli, abiti.

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