“OltreOltreOltreOltre”, Federica Giglio

Sono trascorsi 7 anni dall’ultima personale di Federica Giglio, artista romana in perfetta osmosi con la sua malattia, la Bipolarità, al punto da non distinguere se la sua stessa esilarante arte ne fosse il frutto, dunque il bipolarismo come lente di ingrandimento sentimentale, un’attitudine creativa.

La città di Spoleto, provincia di Perugia, presso Palazzo Collicola Arti Visive, Museo Carandente, ospita fino al 2 giugno la tanto attesa esposizione dedicata a Federica Giglio “OltreOltreOltreOltre”, a cura di Gianluca Marziani, un titolo che sembra quasi un eco, un testardo invito ad entrare nel mondo interiore dell’artista, quello che l’ha ‘arrestata’ in un ‘viaggio’ dal quale è giunta ‘oltre’.

La distanza cronologica che intercorre tra “MostraMostro”, l’ultima ‘mostra’ denominata ‘mostro’ della Giglio tenutasi nel 2006, e “OltreOltreOltreOltre”, non è da considerarsi una distanza con la sostanza di un’assenza arida, bensì una distanza fertile che è un ‘ritrovarsi’, una pausa viva, una pausa necessaria che è come una gestazione, un metabolizzare, un viaggio da fermi, tutte tappe necessarie alla deflagrazione finale.

7 anni dall’ultima mostra. Un’eternità. Finalmente siamo oltre. Vorrei raccontare questa eternità. Cominciando dalla fine. Quando stranamente ti alzi dal divano proprio da quel punto strategico da dove quieta domini lo spazio essenziale della casa e il passaggio lento dei tuoi gatti. (…) I gatti in realtà mi hanno salvato in questi 7 anni di nulla, sono stati la mia passione. Gli artisti si nutrono di passioni.” Il british e lo scottish, di tutti i colori, sono le due razze di gatti che l’artista ama e raffigura negli 11 quadri in mostra, ritratti pittorici su tavola formato 160 x 140 cm di 11 persone legate alla vita della Giglio, parenti, amici, conoscenti speciali e se stessa, ognuna di loro con in braccio un gatto, un gatto il cui ruolo è fondamentale. Un doppio ritratto dunque, persona + gatto.

A colpire sono i colori intensi, netti delle opere che rendono i volti, gli sguardi dei soggetti come teatrali, come fossero maschere vive. I quadri partono da una base fotografica, unico modo perché espressioni e posture si connettano alla realtà, da qui parte la pittura e l’interpretazione dell’artista, un’interpretazione che dalla fotografia passa per il suo mondo interiore, le sue visioni, il suo ‘sentire’, il suo essere.

Un’artista complessa, quasi paradossale, per questo da osservare proprio come per tutte quelle cose talmente esplosive, capaci, esclusive, che cancellano con un solo ‘sguardo’ di ritorno tutto il tempo della loro assenza.

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