Papiro di Artemidoro, a Torino svelato il mistero del secondo falsario

Il 15 novembre è stato ospitato all’Università di Torino, nell’ Aula Magna del Rettorato, un convegno dal titolo “Ultime notizie sul cosiddetto Papiro di Artemidoro”. È con estremo entusiasmo che il professore Luciano Canfora, studioso del papiro, spiega il mistero dell’ormai accertato “secondo falsario”.

Il convegno si è svolto come un “giallo sofisticato” con diverse tappe e colpi di scena attraverso le quali si sono ripercorse tutte le polemiche e vicende che negli anni sono state legate al papiro giungendo così alla scoperta della sua falsità.

Il Papiro di Artemidoro fu acquistato nel 2004 dalla compagnia di San Paolo per 2,75 milioni di euro e fu da subito al centro di dibattiti scientifici e mediatici. Il papiro, attribuito al geografo antico Artemidoro di Efeso e fatto risalire alla fine del I secolo d.C, contiene un testo geografico, sono presenti, inoltre, il disegno di una carta geografica raffigurante, secondo un’ipotesi, una regione della penisola iberica, nonché numerosi disegni di parti anatomiche, sul recto, e animali, reali o fantastici, sul verso. Da un lato Salvatore Settis a sostegno dell’autenticità del papiro avvalendosi della testimonianza del carbonio 14, di teorie sulla composizione degli inchiostri al nerofumo, dell’analisi paleografica e svariate altre analisi; dall’altro Luciano Canfora che smontò tutte le argomentazioni dei sostenitori dell’autenticità affermando, inoltre, che il documento fosse frutto di un abile falsario ottocentesco un certo Costantino Simonidis, un calligrafo greco della metà dell’Ottocento, celebre autore di molti falsi con cui tentò di ingannare studiosi di tutta Europa.  Da allora molteplici studiosi e specialisti, italiani e stranieri, hanno dato nel corso del tempo il loro contributo alla querelle a favore dell’una e dell’altra tesi.

Attualmente, nel convegno Ultime notizie sul cosiddetto Papiro di Artemidoro, secondo le indagini decisive degli studiosi, è stato affermato che il papiro di Artemidoro sarebbe in realta’ un falso composto da tre papiri confezionati nell’800 da Simonidis, il primo falsario, e rimasti poi conservati nel Museo di Liverpool.  Ora un secondo falsario del ‘900, un uomo di cui non si conosce il nome ma che sarebbe ancora in vita, avrebbe recuperato i tre frammenti e li avrebbe connessi disegnando sul retro una serie coerente di animali che danno l’illusione dell’unità, al contrario di quanto invece avviene sul ”fronte” dei papiri, piuttosto confuso.

Siamo quindi di fronte a una seconda falsificazione”, precisa il professor Canfora.

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