Paul Klee e l’Italia

L’arte non riproduce il visibile ma rende il visibile“, affermava Paul Klee, prezioso esponente dell’astrattismo, il quale considerava l’arte come un discorso sulla realtá e non come semplice rappresentazione. Nelle sue opere la realtá é resa essenziale, spesso semplicemente con linee o campiture colorate, quella di Klee è una ricerca continua che si evince  anche dalla scelta dei supporti che vanno dalla tradizionale tela alla carta di giornale, alla juta, a cartoncini di svariate qualità e spessore. Il pittore svizzero durante la sua formazione si occupò di musica (entrambi i genitori furono musicisti), poesia, pittura, prediligendo infine quest’ultima come forma d’espressione. Klee era particolarmente affascinato dalla letteratura classica e dal mito, studiò attentamente la Magna Grecia anche alla luce della sua passione per i paesi che affacciavano sul bacino del Mediterraneo, spesso mèta dei suoi viaggi di studio e di piacere. L’Italia influenzò considerevolmente la sua arte fino ad avere in questo Paese una grossa e riconosciuta fortuna che prese il via dalle sue partecipazioni alla Biennale di Venezia fino a che il suo genio venne preso ad esempio da molti artisti italiani del ‘900.

La Galleria d’Arte Moderna e Contemporanea di Roma fino al 27 gennaio propone una grande mostra incentrata proprio sul rapporto tra Paul Klee e l’Italia, analizzando l’influenza che la cultura, i paesaggi del nostro Paese hanno avuto sul lavoro dell’artista. A tal fine il percorso espositivo conta circa 100 opere, sia di Klee sia anche di altri artisti italiani e stranieri come Kandinsky, Nagy, Bill, Albers, Licini, Novelli, Perilli, Soldati ed altri.

Paul Klee intraprese parecchi viaggi in Italia, a partire dal 1901 a Roma, Napoli, Firenze, fu negli anni successivi in Sicilia, all’isola d’Elba, poi Viareggio, Venezia, Milano, Genova, Ravenna, Padova, Pisa. Ognuna di queste tappe e di queste città gli ispirò nuovi spunti e talvolta vere e proprie svolte stilistiche, come accadde ad esempio per la sua fase “Pointilliste” suggeritagli dall’osservazione dei mosaici bizantini di Ravenna. Incontrò anche il Futurismo che rielaborò in funzione del proprio linguaggio astratto.

I viaggi in Italia 1901.1932″; “Tra Espressionismo e Futurusmo”; “La battaglia delle avangiardie, la prima guerra mondiale. 1914.1923”; “Gli anni della nostalgia. L’oera tarda, 1934-1940“, sono le sezioni in cui si articola il percorso espositivo romano a cura di Tulliola Sparagni e Mariastella Margozzi.

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