“Polvere di Vita”, i significativi scatti di Remy Gastambide

 

Un locale, discreto, di circa quarantacinque metri quadri, due stanze, nel centro di Torino, si chiama ‘Voyelles et visions’ (‘Vocali e Visioni’), e nel suo piccolo è portavoce di un grande progetto, da via Massimo 9 sconfina diventando un ambizioso luogo di frontiera dove Italia e Francia si incontrano. Si tratta di uno spazio espositivo, la stanza posteriore funge da libreria, quella d’ingresso è adibita per mostre temporanee, è qui che arte, cultura e fantasia italiana in dialogo con quella francese vengono curate da Gabriella Giordano e Francesco Forlani, che lo fanno anche attraverso LaQuinzaine, un periodico prodotto da Indypendentemente che racconta storie e personaggi di Voyelles et Visions, un luogo che auspica essere un importante punto di ritrovo artistico.

Fino al 29 ottobre Voyelles et Visions presenta Bui Doi- Polvere di Vita, un’intensa mostra fotografica di Remy Gastambide, fotografo, illustratore, artista vietnamta, nato nel 1969 durante la guerra americana in Vietnam dalla relazione tra un soldato afroamericano e una donna vietnamita, adottato dalla famiglia Gastambide e cresciuto in Francia.

La sua storia diventa spunto per la sua arte, infatti l’esposizione fotografica torinese tratta di figli illegittimi nati durante la guerra e dimenticati dai loro padri americani, chiamati appunto “Polvere di Vita” (Bui Doi), metafora che al di là delle sembianze poetiche, in realtà traduce situazioni dure di disprezzo ed esclusione.

Vittime dell’odio razziale, soprattutto gli illegittimi nati neri. Tutti sperano un giorno di poter andare negli Stati Uniti e di raggiungere il loro padre idealizzato. Un sogno utopico di una vita migliore, ma il Paese dei sogni può diventare per loro un vero incubo. Sono ritornato in Vietnam nel 1991, ho potuto constatare il discredito di cui questi bambini, divenuti giovani adulti, sono fatti oggetto, e capisco la loro ‘vergogna di vivere’ (…) Questo lavoro rappresenta la mia lotta contro l’oblio e il dolore, mi aiuta nella ricerca delle mie radici. Io mi sento il portavoce di questi Amerasiatici”, racconta Remy.

Negli scatti di Gastambide ciò che si vede e si ‘sente’ è ‘polvere di vita’ in forma di visi, occhi, lacrime, sorrisi, mani, speranze, aspettative, attese.   

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