“Progetto cibo. La forma del gusto”

Vi siete mai soffermati ad osservare un cibo nella sua forma, con gli occhi, con la mente, prima che col gusto assaporandolo? Già 50 anni fa Bruno Munari nel suo mini saggio Good Design analizzava le caratteristiche ‘funzionali e prestazionali’ del cibo e con ironia invitava i lettori a guardare il cibo con gli occhi di un progettista, “L’arancia è un oggetto quasi perfetto dove si riscontra l’assoluta coerenza tra forma, funzione, consumo”, scriveva, ed è proprio intorno a quei veri e propri ‘disegni progettuali’ che si celano dietro alla forma, al colore, di alimenti così naturali e basilari che nasce “Progetto cibo. La forma del gusto”, una mostra a cura di Beppe Finessi in esposizione fino al 2 giugno al Mart, Museo d’Arte contemporanea di Trento e Rovereto.

In un’epoca dove si presta particolare attenzione all’alimentazione, che sia sana e corretta, si è sviluppata però anche una ‘bontà estetica’ dei cibi, cibi ‘kaloi kai agatoi’, ‘belli e buoni’, una sorta di ‘kalokagathia’, quella ‘bellezza ideale’ concepita dalla cultura greca antica, concetto dunque per niente estraneo all’arte, che diventa contemporanea spostando il suo asse di indagine ed interesse sull’oggetto-cibo.

Ecco il modernissimo punto di incastro tra designer e architetti, come Bruno Munari e Marti Guixè, e chef di livello assoluto come Gualtiero Marchesi o Bruno Barbieri, una combinazione che contribuisce a raccontare il presupposto della mostra: illustrare le relazioni tra cibo e design, dove il lavoro dei food design sarà indagato in tutte le sue sfaccettature. La mostra si conclude con uno sguardo sul futuro del cibo.

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