“Relazioni pericolose”, gli ‘spettacoli terrestri’ di Gino Marotta

Con una mostra che si è trasformata in un omaggio postumo, la Galleria Nazionale d’Arte Moderna a Roma prosegue fino al 27 gennaio il suo percorso espositivo dedicato a Gino Marotta, uno dei più sognatori e geniali maestri del ‘900 recentemente scomparso.

“Relazioni pericolose” è il titolo della personale, il percorso riflette sul rapporto tra moderno e contemporaneo, le opere di Marotta sono poste in una ‘relazione’ che sembra una ‘conversazione’, anche fisica oltre che concettuale, con i capolavori del Novecento permanentemente esposti nel Museo.

Marotta è stato un grande ‘esploratore’, ha attraversato le vie della scultura, della pittura, del design, della performance, dell’istallazione, fino ad arrivare alla dimensione dello spettacolo, del teatro, del cinema, della scenografia, ha trasformato tendenze pur conservando un’originalissima visione personale. Sin dagli esordi il poliedrico artista molisano si è interessato alla ricerca di materiali sempre più insoliti ed innovativi, dai piombi al perspex, dalle lamiere ai metacrilati. Attraverso il metacrilato l’artista superò l’idea statica di scultura spostandosi verso l’arte ambientale, o ‘environment’, dove alberi, boschi, palme, animali, mare, pioggia (spesso con inserti al neon a sottolineare, da un lato, la metamorfosi della modernità e, dall’altro, la nostalgia per lo stile di vita rurale in via di estinzione) divennero i protagonisti delle sue opere.

Questa non è una mostra, o meglio lo è in un altro senso, perché i lavori esposti si insinuano nelle sale del Museo ma in modo che sia impossibile fraintenderne la presenza… le sculture di Marotta, sparse come sono nel Museo, altererebbero completamente la percezione delle sale se non fossero riconoscibili e trasparenti, immediatamente isolabili dal contesto e dalle opere permanentemente esposte”, è così che gli ironici e coloratissimi dromedari, fenicotteri, pantere, giraffe, ninfee, giungle, paradisi terrestri, sagome ritagliante leggere e cristalline ‘passeggiano’ tra le combustioni di Alberto Burri, i tagli di Lucio Fontana, le tele di Giacomo Balla, osservano le sculture di Giuseppe Penone, si riflettono negli specchi di Michelangelo Pistoletto.

“Qualcuno, appena appreso che la maggior parte delle sculture aveva più di quaranta anni, ha commentato che sembravano invece concepite come antidoto alla cupa atmosfera della crisi moderna. Un maestro ultrasettantenne è stato così vittima dell’anacronismo più raro, quello che scambia il passato per il presente…”. La Mostra è a cura di Laura Cherubini e Angelandreina Rocco.

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