“The Silence of Lambs”, l’arte provocatoria di Max Papeschi

Fino al 10 settembre la Gestalt Gallery di Pietrasanta, provincia di Lucca, espone “The Silence of Lambs” di Max Papeschi. La mostra è curata da Igor Zanti.

Max Papeschi, autore, regista teatrale, televisivo e cinematografico approdò alla digital-art per rappresentare uno dei suoi spettacoli. Un gallerista di Milano notò le sue creazioni e gli chiese di esporle. Nel tempo Papeschi espose i suoi lavori in gallerie in giro per il mondo. La peculiarità del suo fare arte è la critica, la provocazione, l’ironia, la caricatura, la beffa con cui invita a riflettere su quello che accade intorno a noi.

Papeschi da sempre “monta” volti di fumetti, cartoni animati, personaggi Disney che hanno cresciuto generazioni, su corpi di adulti in contesti intrisi di violenza, ipocrisia, ingiustizie, prevaricazioni. Ogni personaggio ha un’espressione beata, un sorriso caricaturale. Alcuni esempi: Ronald McDonald spalanca le braccia gioiosamente davanti ad Auschwitz, Bart e Lisa si sono uniti in un matrimonio incestuoso e faranno la loro luna di miele a Guantanamo, Hello Kitty è finita in un carcere mexicano, Topolino è un nazista, i Muppets sorridono in pose da matrimonio mentre alle loro spalle la casa è in fiamme, Minnie e topolino sorridono in abito da matrimonio davanti all’esplosione atomica.

A “prestarsi” come icone per l’arte provocatoria di Papeschi è anche la politica, la religione, i media: Gesù sulla collina di Hollywood, o con connotazioni da automa/golem, Gesù bambino ha una cintura esplosiva come un terrorista suicida, il Papa è un bambino nero, la Coca Cola usa dirigibili pubblicitari per sganciare bombe incendiarie, il profumo di Coco Chanel diventa “Hitler n° 5”.

Per la mostra “The Silence of Lambs”, il cui titolo è un esplicito rimando al “Silenzio degli innocenti” romanzo di Thomas Harris incentrato sulla figura del serial killer Hannibal Lecter, Max Papeschi usa come protagonisti dei soggetti con volti di bambini, ma i lavori, inediti, presentati per la prima volta a Pietrasanta, non parlano di bambini bensì si servono della loro rinomata innocenza per condannare metaforicamente gli adulti che assumono comportamenti infantili, violenti, cinici, adulti condannati ad un’infanzia perenne, responsabili tanto del crollo dell’economia, quando delle speculazioni, delle infanzie negate, della violenza.

Una mostra il cui messaggio è di sicuro di forte impatto sociale.

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