Tiziano ‘chiude il libro’ della rilettura della pittura veneziana, alle Scuderie del Quirinale

“Cammina di pari passo con la natura: onde ogni figura è viva, si muove e le carni tremano”, è Tiziano Vecellio secondo lo storico cinquecentesco Ludovico Dolce, un ritratto del “pintòr primèro dell’imperatore Carlo V” condivisa da tutti quelli che si imbattono nella persona di Tiziano e nei suoi capolavori.

Cittadino onorario dell’Urbe, onore concessogli da papa Farnese nel 1546, Tiziano dopo oltre quattro secoli rinnova a Roma la sua memoria grazie alla mostra allestita alle Scuderie del Quirinale, fruibile dal 5 marzo al 16 giugno. La mostra ha l’ambizione di porsi idealmente come degna chiusura dell’ampio progetto di rilettura della pittura veneziana e del ruolo cardine che ebbe nella cultura italiana ed europea, un ciclo espositivo che ha visto il susseguirsi di grandi protagonisti come Antonello, Bellini, Lotto, Tintoretto. Le Scuderie del Quirinale restituiscono un’immagine completa dell’artista cadorino offrendo una selezione di opere suddivisa per cronologie e temi iconografici a confronto, per un totale di una quarantina di opere, sufficienti ed essenziali: dal “Concerto” alla “Flora”, dalla “Pala Gozzi” alla “Danae”, dal “Carlo V in piedi con il cane” ai famosi ritratti e autoritratti come il “Ritratto di Paolo III senza camauro”, “Allegoria del tempo governato dalla Prudenza”, capolavori riuniti grazie al sostegno e ai prestiti delle massime istituzioni museali italiane e straniere.

La magnifica rassegna che Roma dedica a Tiziano sarà quindi testimonianza dei tratti salienti dell’inarrestabile ascesa dell’artista oltre che dell’evoluzione del suo stile. “Insino nel ventre di sua madre era pittore”, così Giorgione, uno dei fondamentali maestri di Tiziano dopo il Bellini, definiva il genio del suo allievo che, dagli esordi nelle varie botteghe all’autonomia acquisita con le grandi tele per i Dogi, gli Este, i Della Rovere, le committenze imperiali di Carlo V, di Filippo II, da abile sperimentatore approfondì la padronanza del colore, poi del tonalismo, dei tratti, di tecniche sempre nuove e personali arrivando anche, negli ultimi anni a dipingere quasi senza pennelli ma addensando o stendendo il colore con le dita. Tiziano fu un punto di riferimento per artisti e intellettuali di tutt’Italia che continuavano a riunirsi intorno a lui anche nel periodo di crisi politica e religiosa che raggiunse la Serenissima nel ‘500. Nell’ultimo periodo della sua produzione egli iniziò a trattare il colore come una materia solida avente un proprio rilievo, da questa innovativa tecnica emerse tutto il suo meschino realismo e la sua denuncia alla corruzione dei costumi e all’ipocrisia dei rapporti umani. “Condotte di colpi, tirate via di grosso e con macchie, di maniera che da presso non si possano vedere, e di lontano appariscano perfette”, così descrisse il Vasari le ultime produzioni di Tiziano.

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