Tucci Russo ospita tre personali in relazione tra loro

La Galleria Tucci Russo di Torre Pellice, Torino, fino a fine settembre, ospita la personale di Francesco Gennari dal titolo “Quando io non sono io”. La mostra suggerisce una riflessione soggettiva sulla realtà che scaturisce dalla “percezione” più che dall’osservazione delle opere. Difatti le tre istallazioni che compongono la personale di Gennari sembrano essere prodotte dal “distacco” dell’artista, il quale più che un lavoro creato con la volontà di “trasmettere” qualcosa, ci propone di “osservare con distacco” in modo che sia l’intuizione di ciascuno, la percezione soggettiva a prevalere, Francesco Gennari, che si definisce costruttore di mondi impossibili non si fa “tramite” di un messaggio unico e preciso da comunicare.

Nessun Concetto Nessuna Rappresentazione Nessun significato, è la prima delle tre istallazioni di Gennari in mostra, è un parallelepipedo d’oro sotto una campana di vetro a simboleggiare il nulla assoluto, qualcosa in cui riecheggia il nichilismo.

Quando io non sono io, sono invece 18 disegni a matita su carta da spolvero.

Il Corpo torna alla terra, l’anima torna al cielo (con una macchia di amarena nel cuore), un soprabito di terracotta abbandonato sul pavimento come ultimo segno dell’esistenza.

L’opera in “tre atti” di Gennari è in netta relazione con altre due personali che Tucci Russo ha allestito in spazi adiacenti, la prima è quella di Giovanni Anselmo che si interroga sulla “direzione” da prendere con l’allestimento dal titolo “Mentre l’ago magnetico si orienta e oltremare verso mezzanotte e verso mezzogiorno appare”, di cui fanno parte più opere ma concentrate fondamentalmente su due dei concetti cari ad Anselmo “Direzione” e “Oltremare”. La seconda è quella di Paolo Mussat Sator, personale composta da fotografie come un soliloquio “Tra me e me” “Tra me e gli altri”, “Tra me e la Luce”, “Tra me e il cielo”.

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